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(segue dalla prima pagina) hanno perso il 25%. Del riso abbiamo parlato a lungo denunciando l'importazione selvaggia che vede il nostro Paese vittima di accordi scriteriati da parte della Comunità Europea che, in nome di un'assistenza verso i Paesi meno avanzati, rischiano di soffocare un settore che rappresenta il fulcro dell'economia agricola della nostra zona, porta con sé un indotto di tutto rispetto e garantisce la sopravvivenza di un'area umida dal valore ambientale riconosciuto dalla stessa Ue. Qualcosa, grazie alla mobilitazione di Coldiretti era stato ottenuto ma la tanto invocata applicazione della clausola di salvaguardia è stata, spero solo per ora, rigettata dall'Unione. Mi auguro che Coldiretti riprenda al più presto lo stato di agitazione e che riesca a coinvolgere i risicoltori di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia affinché si faccia fronte comune per far ricredere il governo europeo sugli accordi di importazione. E' una battaglia che ci vedrà ancora una volta soli, noi produttori e i consumatori; non possiamo certo sperare nell'aiuto di quella filiera che fino a poco fa ha contribuito ad alimentare questo stato di cose. Sono certo che se riuscissimo, insieme ai nostri colleghi europei, a sviluppare un'azione coesa, l'Unione europea non potrebbe ignorarci ma sono anche convinto che la battaglia dei dazi e delle clausole restrittive delle importazioni sia una battaglia che, anche se vinta, ci consentirebbe una vittoria di breve respiro. È impensabile che una produzione agricola importante per il nostro Paese, di rilievo per l'intera Comunità ma quasi insignificante di fronte ai volumi mondiali possa far modificare accordi commerciali che coinvolgono interi continenti con le loro produzioni agricole e non. La nostra vera battaglia deve essere sul fronte del riconoscimento del marchio italiano, quel Made in Italy che tutto il mondo apprezza e imita, tanto che il falso Made in Italy, come denunciato da Coldiretti, vale oltre 60 miliardi di euro l'anno. Sono convinto che se potessimo scrivere sulle scatole di riso vendute nei sugli scaffali di tutto il mondo – Riso Italiano – e se nelle scatole ci fosse davvero riso italiano, il nostro prodotto andrebbe a ruba. E la stessa cosa varrebbe anche per tutti gli altri prodotti. Possibile che l'abbia capito solo la Coldiretti e che tutti gli altri, industria alimentare in prima fila, inseguano solo politiche di brevissimo respiro che portano piccoli e inutili guadagni a pochi e per poco tempo, facendo svendere i nostri grandi marchi alle multinazionali dell'alimentazione che sfruttano l'Italian Sounding per vendere i prodotti di casa propria? La nostra battaglia deve essere in difesa del Made in Italy e solo così salveremo la risicoltura, l'agricoltura italiana e ridaremo fiato a questa economia asfittica. Claudio Bonassi risicoltore di Castelnovetto, Cascina Guizza