Addio Italia, scappo all'estero I sogni nelle valigie di cartone
di Pier Angelo Vincenzi wPAVIA Quattro incontri promossi dall'associazione culturale Il Demetrio per riflettere sulle vecchie e nuove emigrazioni. E su un Paese, il nostro, dalla memoria corta, che ha scelto di dimenticare i decenni di emigrazione italiana nel mondo, dal Nord al Sud America, passando per l'Australia e la stessa Europa. A organizzare gli incontri - con ospiti del calibro di Gian Antonio Stella - è Costantino Leanti che per Il Demetrio cura queste iniziative rivolte alle scuole. «Parlare dell'emigrazione che ha interessato pesantemente l'Italia tra il diciannovesimo e l'inizio del secolo scorso – spiega – è necessario per capire l'emigrazione oggi. In Italia non c'è famiglia che non abbia storie di persone andate all'estero in cerca di condizioni di vita migliori. Storie anche drammatiche di donne e uomini che in paesi lontani hanno trovato non il paradiso, ma l'inferno». Gli italiani del Nord emigravano in Sud America, quelli del Sud negli Stati Uniti: da Genova si partiva per l'Argentina, da Napoli ci si imbarcava per New York. Ma i destini dei nostri connazionali erano spesso identici: povertà e ignoranza li destinavano ai lavori più umili, a ingrossare le file del sottoproletariato. Un paese di emigranti oggi spesso privo di quella compassione che sarebbe legittimo pretendere da chi ha provato sulla propria pelle l'emarginazione, lo sfruttamento, il razzismo. «Credo prevalga – aggiunge Leanti – la voglia di dimenticare, la voglia di rimuovere una condizione senza dubbio difficile e dolorosa». Perché anche in Italia l'emigrazione portò alla disgregazione di moltissime famiglie con gli uomini che partivano lasciando sole le donne; famiglie sgangherate in cui la condizione delle persone più deboli, in primis i bambini, era talvolta caratterizzata da forme di sfruttamento spaventose. Nelle metropoli del Nuovo Mondo le baby prostitute italiane avevano 10 anni. «E oggi nuove emergenze sanitarie come l'Ebola – conclude Leanti – diventano il pretesto per nuove forme di esclusione sociale. Nessuno nega il problema dell'immigrazione, ma un po' di conoscenza di quanto è avvenuto in tempi non lontani è senz'altro salutare». Il primo appuntamento, l'unico a ingresso libero quindi aperto a tutti, gli altri tre anche per ragioni di spazio sono riservati alle scuole, è quello in calendario martedì 4 novembre alle 17.30 con la scrittrice Laura Pariani alla libreria Clu. Giovedì 6 novembre alle 10.15 al teatro delle Canossiane in corso Garibaldi 60 (e non come precedentemente annunciato al cinema Politeama) gli studenti pavesi incontreranno Gian Antonio Stella: la firma del Corriere della Sera parlerà di un suo libro uscito nel 2002, "L'orda", ossia di quando gli albanesi e gli africani erano gli italiani ed erano vittime della stessa xenofobia. Il giorno dopo, venerdì 7 novembre, sempre al teatro delle Canossiane ma alle 9.15, "Storie con la valigia. Ricordi, racconti, sogni, visioni dell'emigrazione italiana" di e con l'attore pavese Francesco Mastrandrea: "Con la valigia si partiva dalle terre della Bassa Pavese per cercare fortuna nelle Americhe, attraverso viaggi con il bastimento". Il ciclo di incontri promossi da Il Demetrio si chiude con un altro giornalista-scrittore, Paolo Di Stefano, pure lui una firma dello storico quotidiano di via Solferino. Mercoledì 12 novembre alle 10.15, sempre nel teatro di corso Garibaldi 60, Di Stefano dialogherà infatti con gli studenti partendo dal tema del suo libro-indagine "La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956": qui morirono 262 delle 275 persone presenti nella miniera belga, in gran parte emigranti italiani.