Bonus figli e lavanderia Esperimento al Mondino
di Anna Ghezzi wPAVIA Rimborso diretto di spese mediche, convenzioni con cartolerie, rimborsi sui libri scolastici, buoni lavanderia per lavare e stirare i panni di casa, rimborso di parte delle rette di nidi e materne, di Grest, centri estivi, un facilitatore aziendale che aiuta a risparmiare tempo. È il progetto di welfare aziendale promosso dal Mondino per i 247 dipendenti che sarà presentato giovedì alle 14 dal direttore sanitario Angela Moneta nel corso di un convegno che coinvolge tutti i principali attori sanitari della provincia. «Il maggior benessere dei lavoratori crea maggiore produttività – spiega il direttore sociale dell'Asl di Pavia Paolo Favini cui fa capo l'accordo provinciale conciliazione –. Nell'accordo ci sono 17 enti e 37 privati, 7 i progetti approvati per 247.800 euro, 145.042 finanziati dalla Regione». Per il Mondino circa 80mila euro li ha messi la Regione col bando su conciliazione famiglia-lavoro, il restante 20% la fondazione. Dottoressa Moneta, da dove nasce il progetto? «Dall'invito dell'Asl e dall'attenzione ai nostri dipendenti. Nessuno ha mai fatto operazioni di conciliazione in ambito ospedaliero, la nostra esperienza potrebbe servire ad altri. In provincia ci sono 18 ospedali. Per questo abbiamo invitato al convegno tutti gli attori della sanità pavese». Avete chiesto ai dipendenti di cosa avevano bisogno: sorprese? «Due terzi sono donne. La prima sorpresa è stata registrare una maggiore esigenza di conciliazione sui figli. Probabilmente perché la legge 104, di cui usufruisce l'11% facilita la cura degli anziani». Avete scelto più contributi che servizi: perché? «Siamo l'unica struttura neurologica nel sud Lombardia, molti medici e infermieri ogni giorno vengono da lontano. Da Varese, per esempio. Fornire qui servizi per la cura dei figli era poco utile. Siamo arrivati alla scelta di come soddisfare i bisogni emersi nel questionario grazie a un confronto continuo». Sono emerse esigenze diverse a seconda del lavoro svolto in ospedale? «No: tutti fanno i turni, i medici hanno guardie e reperibilità, sono spesso docenti universitari, fanno ricerca. Ho ricercatrici che mandano e-mail alle tre di notte. Invece sono emerse differenze tra uomini e donne: per esempio sulla necessità del servizio di lavanderia e stireria, uno dei più utilizzati finora». Tutti i dipendenti hanno usufruito di un servizio? «Sì, dal punto di vista organizzativo lo sforzo maggiore è stato non escludere nessuno. Dietro c'è un confronto continuo, anche coi sindacati, il supporto di Regione e Asl, il lavoro degli uffici». Può esistere welfare aziendale senza contributo pubblico? «Non così. Difficile pensare a contributi. Restano però le convenzioni per avere condizioni di miglior favore a livello economico. Valuteremo con i sindacati in che modo proseguire le iniziative. Non vogliamo che termini tutto qui. Anzi: è l'opportunità per tornare a ragionare con ateneo, San Matteo, Maugeri del nido interaziendale, un progetto premiato ma che per ora è rimasto sulla carta».