Stabilità, lettera all'Europa «Circostanze eccezionali»

ROMA La risposta del governo italiano all'Unione europea è pronta. Sarà inviata oggi e, così come promesso, sarà resa pubblica. Saranno forniti tutti i chiarimenti chiesti da Bruxelles alla luce della legge di stabilità, viene spiegato, e saranno messi nero su bianco i motivi per cui il governo ritiene di poter rallentare il percorso verso il raggiungimento degli obiettivi di bilancio di medio termine. «In Europa - puntualizza intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi - per me è una battaglia tutte le volte, ma non perché mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è così stupido da impiccare un paese a una virgola». L'Italia si appellerà dunque alla difficile congiuntura economica, che - è il ragionamento congiunto di Palazzo Chigi e del Tesoro - rappresenta una circostanza eccezionale e che insieme all'impegno sul fronte delle riforme strutturale dà ragione della deviazione temporanea dalla correzione strutturale annuale di 0,5 punti di Pil. Nella lettera messa a punto dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che in questi giorni ha avuto continui contatti telefonici con il premier, si evidenzierà come Roma si muova all'interno delle regole previste dall'Unione europea, contando che d'altro canto viene rispettato anche il parametro del 3%. Si sottolineerà poi, con determinazione, anche l'implementazione appunto delle riforme strutturali e si indicherà il percorso per attuare l'intesa profilatesi durante il negoziato. Non sembra probabile però che nella lettera il governo entri nei dettagli dell'accordo, che prevedono una correzione dello 0,3% e che saranno messi a fuoco nei prossimi giorni. Una volta chiusa la partita oltralpe, si tratterà poi di tradurre l'intesa nella legge di stabilità. La riserva, come è noto, c'è, ed è di circa 3,4 miliardi, sufficiente a coprire l'ulteriore correzione di 0,2% chiesta da Bruxelles. Per finalizzare però le risorse previste nel ddl a questo obiettivo sarà necessaria - viene evidenziato - una norma ad hoc da inserire con un emendamento. Parametri europei a parte, nei prossimi giorni inizierà l'iter parlamentare della legge di stabilità. Il primo ostacolo sarà rappresentato dal vaglio della Camera sull'omogeneità delle misure. «Non è un'operazione elettorale - dice però il premier - ma di giustizia sociale». È probabile che vi siano alcuni stralci, che dovrebbero riguardare soprattutto le voci sul fronte della spesa. Dopodiché, mentre andranno in scena le audizioni alle commissioni Bilancio di Montecitorio e palazzo Madama, governo e Parlamento inizieranno proporre le modifiche. Oggi l'esecutivo incontrerà i sindacati. Proprio il capitolo ammortizzatori sociali è uno di quelli sui quali molti deputati, in particolare della minoranza Pd, chiedendo risorse aggiuntive. «Ci si confronterà, come sempre» ha affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che, a proposito dell'annuncio di sciopero generale da parte della Cgil, ha commentato: «Ognuno fa la parte che gli compete: il sindacato fa il sindacato, il governo fa il governo». Modifiche poi potrebbero arrivare sul fronte dei fondi pensioni mentre nonostante il pressing è difficile - spiegano fonti parlamentari - che palazzo Chigi dia l'assenso alla revisione della tassazione del Tfr. Infine c'è il nodo Regioni: i 4 miliardi di tagli sono certi e i governatori - secondo quanto viene riferito - sarebbero pronti a farsi carico di una sforbiciata di circa 3 miliardi. La trattativa reale dunque ruoterebbe intorno a un miliardo: risorse che potrebbero arrivare facendo leva sui cosiddetti costi standard per beni e servizi.