Punta Est, niente sanatoria Tar dà ragione al Comune
Il giudice Cesare Beretta ha condannato a 4 mesi e 30mila euro di ammenda, per lottizzazione abusiva, Dario Maestri, 76 anni, sua figlia Eleonora, 44 anni e il genero, l'architetto Marco Bianchi, 45 anni. Assolti da tutte le contestazioni, invece, Ciro Manna, 48 anni e Altin Prenga, 36 anni, titolari dell'impresa edile che aveva compiuto i lavori. Il 16 dicembre udienza preliminare sul secondo troncone di inchiesta. Davanti al giudice compariranno il dirigente comunale Angelo Moro, il docente universitario Angelo Bugatti, il costruttore Dario Maestri, l'ex vicesindaco Ettore Filippi, l'impresario Ciro Manna e l'avvocato Elisabetta Masnata. Le accuse riguardano presunte "manovre" per rendere possibile la costruzione e la libera vendita sul mercato dei 73 appartamenti di via Baldo degli Ubaldi. PAVIA Niente "sanatoria" per Punta Est. Così ha deciso il Tar della Lombardia con un provvedimento che, pur giudicando solo su una richiesta di sospensiva, valuta in maniera corretta l'operato dell'amministrazione comunale. La vicenda è abbastanza complessa e merita di essere ricostruita con la maggiore precisione possibile. La società Punta Est srl, difesa in giudizio dall'avvocato Antonio Palumbo, aveva impugnato, davanti al Tar della Lombardia, una decisione del dirigente dell'Urbanistica del Comune di Pavia (all'epoca, Valentina Dalmanzio). Si tratta dell'atto con il quale, il 28 novembre dello scorso anno, fu negata la possibilità di "sanare" la situazione di via Baldo degli Ubaldi con una convenzione sull'esempio di quanto era già accaduto nella vicenda relativa a Green campus. La proposta era stata avanzata agli uffici comunali dagli avvocati che curano gli interessi della società immobiliare. Nel caso di Green campus, infatti, uno degli elementi che aveva convinto i giudici a revocare il sequestro era stata proprio la nuova convenzione stipulata con il Comune, contenente regole più restrittive rispetto alla precedente. Una convenzione che garantisse, senza alcun margine di dubbio, che gli appartamenti sarebbero stati effettivamente destinati a universitari. Il motivo per cui i 73 appartamenti di Punta Est furono posti sotto sequestro, infatti, era proprio che, pur se costruiti su area destinata a servizi universitari, furono messi in vendita sul libero mercato. Così gli avvocati avevano pensato di applicare il modello Green campus anche al cantiere di Punta Est, tutt'ora sotto sequestro. Il ragionamento aveva riguardato due differenti permessi di costruire rilasciati, rispettivamente, nel 2010 e nel 2011. Il primo faceva riferimento alle abitazioni di via Baldo degli Ubaldi qualificandole come residenze universitarie. Quindi, abitazioni che avrebbero potuto essere vendute solo a studenti, docenti e ricercatori. Il secondo permesso, rilasciato in variante del primo, aggiungeva alcuni elementi. Grazie a un accordo con l'Università, infatti, la società spostava l'attenzione dall'edilizia universitaria alla ricerca, ottenendo, però, che gli appartamenti potessero essere venduti sul libero mercato, senza più il vincolo relativo agli acquirenti. Su questa seconda interpretazione, però, si era incentrata l'attenzione della procura, con i sequestri, gli arresti e tutta l'indagine che ha portato una prima tranche al processo. Così, i legali di Punta Est avevano chiesto che potesse "rivivere" il primo permesso a costruire. Pur di ottenere il dissequestro, quindi, la società era pronta a tornare alla prima impostazione, quella degli alloggi intesi come residenze universitarie e, come tali, vendibili solo a una ristretta categoria di persone. Il dirigente dell'Urbanistica, tuttavia, non aveva accolto questa richiesta e i legali della società Punta Est avevano impugnato tale decisione davanti al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, chiedendo la sospensiva e, in seguito, l'annullamento. Ora, il Tar ha negato la sospensiva. Entrerà nel merito della vicenda in un'udienza ancora da fissare. Ma per il Comune si tratta di una vittoria, considerato che è stata ritenuta corretta la condotta del dirigente comunale. «Il Tar ci ha dato ragione – commenta il sindaco Massimo Depaoli – ma si tratta di una pronuncia che non è ancora definitiva. Così come è ancora aperto il versante penale, con l'udienza preliminare fissata al 16 dicembre. Aspettiamo pronunce definitive, poi decideremo cosa sia più opportuno fare».(f.m.)