"Chirurgia d'affetto" La figlia di Alda Merini presenta le sue poesie
PAVIA S'intitola "Chirurgia d'affetto" (Onirica edizioni, 2014) la raccolta di poesie di Emanuela Carniti Merini, prima delle quattro figlie della poetessa Alda Merini, che oggi alle 18 verrà presentato in Santa Maria Gualtieri, in un incontro organizzato dall'Associazione Amici della Biblioteca Bonetta. «La "chirurgia d'affetto" è qualcosa che va a togliere un parte malata o ferita, proprio come fa il chirugo – dice Emanuela Carniti, nata a Milano 1955 dalle nozze fra Alda Merini ed Ettore Carniti – ed è anche il titolo di questa prima raccolta di poesie, che sta ad indicare un intervento, letterario ma non solo, che ha qualcosa di cruento, perché fa male e fa "sanguinare", ma allo stesso tempo è motivato da una spinta di amore. A me è servito a togliere qualcosa che era superato ma che continuava a fare male, per ottenere un benessere e per consentire alla parte rimasta di andare avanti ed espandersi». La parte "tolta" di cosa era fatta? «Vissuti, emozioni molto forti, pesanti e intense a livello affettivo e alle quali ho dato voce. Perché il difficile è proprio questo: trovare il modo di dare voce a sentimenti che sono contrastanti e mai lineari. Tra l'odio e l'amore ci sono una gamma di sfumature che viviamo. Io, poi, sono una persona molto complessa e in questo groviglio di sentimenti avevo estremo bisogno di dare sfogo a questi sentimenti, chiarendoli per la prima volta anche a me stessa». Quando scrive una poesia, ha già chiaro in testa come sarà? «Non succede quasi mai. Di solito butto giù di getto, obbedendo a un impulso immediato. Solo in un secondo momento, rileggendo quello che ho scritto, riesco a decifrare quello che è venuto fuori e a fare chiarezza dentro di me. La mia speranza è che, a furia di scrivere e chiarire, venga fuori una persona un po' più saggia». Quante sono le poesie contenute in questa raccolta? «Una sessantina, la maggior parte scritti negli ultimi cinque anni, le altre precedenti alla morte della mamma e alcune scritte quando avevo vent'anni. La prima poesia, a dire il vero, l'ho scritta a 9 anni, era un regalo di Natale per mia mamma». Di cosa parlano? «Sono poesie molto intimiste, legate soprattutto alla figura di mia madre e al mio rapporto con lei, o a una ricerca interiore di me stessa. Due o tre sono sulla violenza in generale, sulle difficoltà della vita, anche quelle della mia esperienza personale e familiare, alcune all'amore, dedicate alla persona che amo, e due o tre a temi sociali. Quanto alla lunghezza, io amo la poesia breve, però qualcuna lunga l'ho scritta». Scriverà altre poesie e altre raccolte? «Sicuramente continuerò a scrivere poesie, non so invece se pubblicherò altri libri. Fosse stato per me questo libro non l'avrei mai pubblicato, all'inizio sono stata un po' forzata a farlo, anche se ora sono molto contenta». Perché? «Perché come figlia d'arte non è facile affrancarsi dalla figura e dall'importanza di mia madre. Da una parte quindi sono avvantaggiata perché la poesia l'ho sempre respirata, dall'altra è difficile perché bisogna fare i conti con un confronto inevitabile. Vedremo». Che ricordo ha di sua mamma? «Alda Merini era una mamma un po' particolare, ovviamente, con molte buone idee Aveva un'idea molto personale della crescita del bambino, seguiva il metodo Montessori. Purtroppo la malattia ha fatto in modo che questo suo essere mamma abbia perso, ad un certo punto, peso e dignità. E' stata la poesia a risollevarla". (m. piz.)