«L'entusiasmo del 2002 ha lasciato posto al torpore»

ROMA Anche i pensionati scendono in piazza, tentando di scrollarsi di dosso il torpore che avanza complice la crisi che rende difficile l'esistenza quotidiana. «Nel Lazio il 65% dei pensionati prende meno di 800 euro al mese – racconta Giuseppe Fugnanesi, segretario di Lega Pineto-Laghi dello Spi, sindacato pensionati italiani della Cgil di Roma.- Alcuni hanno il problema della disponibilità di 2 euro: ci comprano un litro di latte, con cui cenano per due sere». La sede della Lega è a Primavalle, quartiere popolare nella periferia romana, dove gli anziani sono più dei giovani. E dove il radicamento sociale dei partiti è un ricordo del passato. «A Roma nord fino agli anni 80 c'erano 49 sedi di partiti politici di cui 29 del Pci, la sezione con meno iscritti ne aveva 300. Ne sono rimaste una decina». Perché scendete in piazza? «Per due motivi: il mancato potere di acquisto delle pensioni, la difficoltà creata da lunghe liste d'attesa per cure e visite specialistiche. Non è possibile che un anziano debba aspettare otto mesi per una radiografia, la sua malattia tenderà a peggiorare». Cosa è cambiato rispetto alla manifestazione del 2002? «Ho il ricordo di una stagione di maggiore consapevolezza ed entusiasmo. C'era voglia di riscatto, la sensazione di poter risolvere i problemi con la lotta. Oggi c'è un diffuso torpore. Anche se sono state portate avanti delle battaglie da allora abbiamo ottenuto poche risposte. C'è il rischio di disimpegno, il timore di rimanere delusi, la paura di trovarsi di fronte a un muro di gomma. Cosa pensa dello spostamento del pagamento delle pensioni al 10 del mese? Non ne capisco il motivo politico. Ho la certezza che creerà disagi ai pensionati che saranno in difficoltà nei pagamenti delle bollette, il sospetto che si tratti del proseguimento di una linea del governo di favorire le banche». (c.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA