Prevenzione terrorismo «Controllate la raffineria»
SANNAZZARO Allarme terrorismo: anche le raffinerie di petrolio potrebbero rientrare tra le aree vulnerabili. E' stato confermato anche ieri in una trasmissione televisiva su Rai3: tra gli insediamenti più sensibili, con le basi militari, aeroporti ed ambasciate, ci sono anche le raffinerie; dunque anche quella di Eni a Sannazzaro per le sue caratteristiche strategiche e per essere la più grande in attività in Italia. In municipio ieri se ne è parlato. Il sindaco Giovanni Maggi è esplicito: «Fare prevenzione non vuol dire creare allarmismo. Ben sappiamo quale sia l'importanza strategica dell'azienda Eni, dei suoi impianti produttivi e di stoccaggio di carburanti, della vicinanza di altri impianti energetici come la centrale Enipower. Ed allora occorre parlarne già in sede di comitato provinciale di sicurezza». Si ricorda ancora il presidio militare dell'esercito (diverse decine di artiglieri provenienti da Piacenza) realizzato attorno al perimetro della raffineria d'allora, quando scoppiò la guerra del Golfo. Un presidio 24 ore su 24, per diversi mesi, con militari armati e mezzi di difesa schierati. Il vicesindaco Pierangelo Fazzini ricorda: «Fu un'operazione certamente ben coordinata che ebbe anche una funzione di rassicurazione sulla gente. Perché non attivarla anche oggi, visto quanto accaduto in Canada?». Il sindaco Maggi aggiunge: «La zona di Sannazzaro rappresenta una peculiarità in provincia, forse nell'intera regione. Occorre una maggior attenzione preventiva e di controllo con un pattugliamento costante condotto da professionisti». Intanto il comune dispone di 350mila ero per rinnovare la caserma dei carabinieri. «Lo si farà a breve – conferma il sindaco – per favorire un'auspicata implementazione di militari nella zona perché la raffineria Eni rientra tra i siti maggiormente sensibili». E Roberto Zucca , consigliere comunale di minoranza concorda con la necessità di garantire maggiore sicurezza agli impianti e all'intera zona: «Le precauzioni, di questi tempi, sono indispensabili e servono anche per scoraggiare eventuali azioni. Tanto più che sul territorio staziona troppa gente sconosciuta. Il presidio, come quello che venne attivato per la guerra del Golfo, mi pare un'azione che oggi tutti invocano». Paolo Calvi