Riforma giustizia civile Il governo pone la fiducia

ROMA Il Governo si prepara ad affrontare un nuovo voto di fiducia, oggi, nell'incandescente Aula di Palazzo Madama. Questa volta è sul dl di riforma del processo civile che l'esecutivo chiede la fiducia dell'Aula, non prima di aver presentato un maxi-emendamento che recepisce le modifiche apportate al testo iniziale dalla commissione Giustizia, introducendo inoltre, sul delicato capitolo del "divorzio facile", alcuni elementi dell'orientamento della maggioranza, in particolare di Ncd. Ma la nuova fiducia fa scendere Fi in trincea dopo l'alta tensione già emersa l'altro ieri con Pd e Governo sulla responsabilità civile dei magistrati. Che il Governo fosse pronto a chiedere la fiducia sul dl sulla giustizia civile - che scade il 12 novembre - era nell'aria. E ieri, dopo l'intervento in Aula del Guardasigilli Andrea Orlando, è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ad annunciare la richiesta del voto di fiducia tra le grida del M5S, con la senatrice Paola Nugnes che attaccava: «Defenestratela!». Fiducia che il Governo pone su un maxi-emendamento presentato quasi contestualmente e che, rispetto al testo iniziale, va ad incidere su uno dei capitoli più caldi - assieme a quello delle ferie - del provvedimento, la negoziazione assistita, le separazioni e i divorzi consensuali. Il maxi-emendamento prevede che, anche in assenza di figli minori o con handicap, l'accordo al quale le parti giungono attraverso la negoziazione assistita dei legali venga trasmesso al pm del tribunale competente che, se non avvisa irregolarità, dà il nulla osta. Anche in presenza di figli minori o con handicap, il ruolo del pm è previsto con una tempistica piuttosto stringente: l'accordo va trasmesso entro 10 giorni al procuratore che, se giudica non rispondente all'interesse dei figli, dovrà a sua volta inviarlo entro 5 giorni al presidente del Tribunale. Quest'ultimo, entro 30 giorni dovrà chiedere la comparizione delle parti. Il maxi-emendamento, che prevede tra l'altro il ripristino degli uffici dei giudici di pace di Ostia e Barra (punto non presente nelle modifiche approvate in Commissione), rischia di incontrare il fuoco incrociato di Fi e M5S, nonostante ieri Orlando abbia respinto tutte le obiezioni emerse nei giorni scorsi, sottolineando come il provvedimento rappresenti «il primo passo di una riforma» che dovrà essere più ampia e organica anche con la legge delega che presto «sarà incardinata» alla Camera. Il dl, ha rilevato il Guardasigilli, cerca di rispondere al «peso» di una giustizia civile su cui, anche più del penale, «c'è stata una caduta verticale delle istituzioni nel rispondere alle domande dei cittadini». Parole che peò non soddisfano i senatori azzurri.