La parabola barocca del western
PAVIA La rassegna Pavia Barocca è anche un contenitore di spettacoli che applicano all'arte estro e fantasia. Anche il linguaggio cinematografico viene esplorato con attenzione da qualche anno a questa parte grazie a Roberto Figazzolo e a Jacopo Binazzi. Quest'anno la rassegna di film, declinata in cinque appuntamenti, ha come tema conduttore il genere western. Si parte stasera alle 20.30 nell'Aula Magna del Collegio Ghislieri con "Django" di Sergio Corbucci (1966) dove al protagonista, punito per un furto, uccidono la donna: lui fa una strage. Violento, eccessivo, feroce e simbolico il film di Corbucci conosce un enorme successo di pubblico (27 sequel solo in Germania) ed influenza in profondità registi come Tarantino, Rodriguez o addirittura il giapponese Takashi Miike. Sempre del '66 è "La sparatoria" di Monte Hellman, il più lunare, sospeso, differente dei registi di questa rassegna. Poliziesco e misterioso il film regala un intrigo volutamente oscuro (5 novembre). Per "Il mucchio selvaggio" arriviamo al 1969: Sam Peckinpah presenta la sua cinica, disillusa, realistica, esteticamente abbagliante visione del mondo. È la fine del Western classico. Dell'epopea che un paese ha sognato di darsi (12 novembre). Un salto di più di vent'anni con "Gli spietati" del 1992 di e con Clint Eastwood (26 novembre) e, per finire, il recentissimo "Django Unchained" del 2012. Il barocco del barocco. Un bulimico omaggio del manierista Quentin Tarantino al sottogenere da lui più amato, il western all'italiana (10 dicembre).