«Ogni anno i nomi dei caduti a voce alta»
LANDRIANO «Qui riposano i nostri eroi».Nel cimitero maggiore di Landriano c'è una cappella: all'interno le lapidi che ricordano i nomi del caduti della Grande Guerra, una trentina coloro che hanno perso la vita sul campo di battaglia. Tra questi c'era Alfredo Migliorini, caporale del duecentottantunesimo reggimento. Era nato a Torrevecchia Pia, figlio di Achille e di Adalgisa Pavesi ed era andato ad abitare a Landriano. Poi partì per il fronte, come "comandante di una squadra". Sulla lapide, che ne ricorda l'impresa eroica, si legge: «Si esponeva calmo e sereno alle offensive avversarie, fino a che, colpito da una granata nemica lasciò la vita". Morì sul monte San Gabriele il 7 settembre del 1917. Aveva solo 20 anni. A quel giovane comandante, venne conferita la medaglia di bronzo. Medaglia di bronzo al valor militare anche per Giovanni Battista Nuzio, nato a Roncaro, caporale nel sesto reggimento bersaglieri. Un'onorificenza conferita per il suo eroismo, perché, con la propria squadra, occupò un punto «intensamente battuto dal fuoco nemico per non abbandonare pezzi di artiglieria catturati all'avversario», si legge nel documento rilasciato dal Ministero della Guerra. Luigi Aguzzi, nonno di Roberto, già sindaco di Landriano, era caporal maggiore ed era stato insignito della medaglia d'oro dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Apparteneva al cinquantaquattresimo reggimento fanteria e aveva meno di 20 anni quando partì per il fronte. L'ex sindaco, ora assessore e la sorella Silvana conservano gelosamente la medaglia e il libretto del nonno, un piccolo quaderno ingiallito dal tempo dove, in bella calligrafia, erano scritte le note personali. «Abbiamo ancora i suoi anfibi – fa sapere Aguzzi -. Mi raccontava che quando erano in prima linea mettevano l'elmetto sopra la baionetta per ingannare i nemici. Come sindaco ho sempre messo in risalto il sacrificio di questi soldati a cui rendiamo omaggio ogni 4 novembre. Leggevamo ad uno ad uno i nomi dei caduti, soffermandoci sui dispersi e nel maggio 2008, con i ragazzi delle medie, abbiamo visitato il sacrario di Vittorio Veneto». Stefania Prato