UN DIFFICILE E FATICOSO COMPROMESSO
di ORAZIO LA ROCCA E alla fine al Sinodo sulla famiglia - che si conclude oggi con la beatificazione di Paolo VI - c'è voluto una sorta di neo compromesso storico per mettere d'accordo tutti. O quasi. Anche se alla fine, numeri alla mano, il Sinodo si è chiuso con una clamorosa spaccatura sulle due questioni più attese, i divorziati risposati e le unioni gay. Dopo due settimane di scontri, accuse, polemiche, con papa Francesco sempre presente e silenzioso, ieri i padri sinodali hanno votato la Relatio Synodi (la Relazione del Sinodo) e il Messaggio finale, i due documenti che fotografano i risultati delle intere assise sinodali. Nella Relatio, sui sacramenti a divorziati risposati si precisa che «è una questione da approfondire», ma i no sono stati 77; mentre sulle unioni gay - con 118 sì e 66 no - si «ammette l'attenzione pastorale», pur precisando che non «vanno mai equiparate ai matrimoni». Più consistente l'intesa sul Messaggio finale votato a stragrande maggioranza (158 sì contro 16 no) che per il momento ricompone, apparentemente, le clamorose divisioni dei giorni scorsi avvenute proprio sulle annunciate aperture ai divorziati risposati, coppie di fatto e unioni gay. Una indubbia novità, non solo semantica, che evidentemente ha "spinto" - solo una fortuita coincidenza? - il sindaco di Roma Ignazio Marino a "celebrare" proprio ieri 16 unioni gay in Campidoglio tra le proteste dei partiti di centrodestra e del Vicariato, che parla di «scelta ideologica» e di «mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico». Critiche anche dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) che accusa Marino di aver promosso una iniziativa «inaccettabile» che «sorprende perché non in linea con il nostro sistema giuridico e suggerisce una equivalenza tra il matrimonio ed altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate. Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non è accettabile». Critiche respinte dal sindaco - ha sempre ostentato la sua fede cattolica - con un secco «ho fatto solo il mio dovere». Naturalmente, senza immaginare che le aperture del Sinodo sarebbero state cavalcate anche politicamente in tempi tanto brevi, il cardinale Peter Erdo nel presentare il testo sui lavori di medio termine si era spinto ad apprezzare l'aiuto reciproco che le coppie gay si danno nella loro convivenza, specialmente quando uno dei due partner si ammala o ha problemi economici. Un esempio considerato «eccessivo» dai conservatori del Sinodo fino a parlare di apprezzamenti «vergognosi» e «indegni». Immane, dunque, è stata la fatica della Commissione incaricata di redigere il messaggio finale presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, ministro della Cultura del Vaticano, che dopo varie stesure ha presentato il testo approvato a larghissima maggioranza. Il grande compromesso trovato sta tutto in una frase, «la Chiesa non esclude nessuno». Quindi anche chi vive in unioni difformi dalla Dottrina. «Chi sono io che posso giudicare una persona gay che cerca Dio?», si è chiesto non a caso papa Francesco. Un interrogativo che può aver fatto breccia nel Sinodo. Ma il messaggio finale dà anche grande spazio alle famiglie tradizionali, ringraziando, tra l'altro, quanto i genitori fanno per allevare i figli e per l'esempio che danno nella loro formazione cristiana. Molta attenzione inoltre anche per i sacrifici e le fatiche che le famiglie affrontano a causa della crisi economica, per quei genitori che perdono il lavoro, per i giovani disoccupati, ma anche per le donne che subiscono violenze e per i bambini vittime di fame, guerre e pedofilia. Un messaggio ampio, ma fortemente diplomatico, non a caso elogiato dal cardinale sudafricano Wilfrid Napier – uno dei più critici del testo del collega Erdo: «Abbiamo raggiunto una visione comune». Ma ora la parola passa a papa Francesco che trarrà le conclusioni sulla base della Relatio Synodi. Conclusioni che saranno studiate da diocesi e parrocchie in preparazione del Sinodo ordinario dell'ottobre 2015 che varerà la nuova pastorale familiare. Ma la strada è ancora lunga e le spaccature emerse tra i 191 padri sinodali stanno lì a dimostrarlo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA