Pavia, c'è l'Arezzo sulla via del riscatto

di Luca Simeone wPAVIA «Ci hanno fatto giocare una gara ogni tre giorni, per noi non hanno avuto il minimo rispetto». Eziolino Capuano, allenatore dell'Arezzo, non le ha mandate a dire alla Lega Pro, non smentendo la fama di personaggio decisamente originale del mondo del calcio. E però la sua squadra, ripescata addirittura a campionato già iniziato dopo il caos estivo, non sembra aver risentito della serie di impegni ravvicinati: i toscani catapultati dalla serie D alla Lega Pro sono a quota 15 punti, uno in più del Pavia che andranno a incontrare sabato al Fortunati. Per gli azzurri di Maspero, che devono dare segni di ripresa dopo il «non pervenuti» contro il Mantova, un ostacolo tosto. Perché dopo il ripescaggio l'Arezzo ha rifatto da zero la squadra per attrezzarsi alla categoria superiore mettendo insieme una rosa esperta e di tutto rispetto, con giocatori con un passato in B o addirittura in A e tanti elementi di categoria. In porta è arrivato Benassi, ex Lecce in A e di recente in B con Juve Stabia e Reggina, a centrocampo Dettori (in B ad Avellino, Pescara e Trieste), l'ex Pavia Gambadori ed Erpen (anche lui ex B con Juve Stabia e Pro Vercelli), in difesa Millesi (in B con l'Avellino)e Pisani (Portogruaro e Cittadella). Una squadra ostica, che nonostante l'handicap iniziale ha infilato tre vittorie e tre pareggi prima di incappare nella prima sconfitta, ma contro il Bassano capolista e all'ultimo minuto, dopo essere rimasta in dieci. L'Arezzo tra l'altro si è prontamente rifatto vincendo la settima successiva contro il Pordenone e scavalcando il Pavia: ora è quarto. Una sola sconfitta, dunque, indicativo di quanto sia difficile superare la formazione di Capuano. Un tecnico vulcanico e a tratti folcloristico il quarantonovenne salernitano, famoso per alcuni suoi show in conferenza stampa. Come quando al termine nella stagione 2009-2010 ottenne per il Potenza una salvezza sul campo, vanificata poi dalla giustizia sportiva: «Il Potenza l'ho salvato io, non ce l'avrebbero fatta né Mourinho né Van Gaal». Nota anche la sua stroncatura del belga Dries Mertens subito dopo il suo acquisto da parte del Napoli: «Non farà più otto partite», salvo poi fare mea culpa. Quando questa estate, dopo le brevi parentesi prima a Fondi e poi a Caserta, è stato ingaggiato dall'Arezzo, ha detto, dopo il ripescaggio in Lega Pro: «L'Arezzo in D sarebbe stato come vedere Belén fare la barista». Ma folclore e show a parte, il suo Arezzo è sorprendentemente in alto. E a far capire quando sia dura affrontarlo ci pensa Ivan Juric, tecnico del Mantova, commentando il netto successo su gli azzurri di Maspero: «Il Pavia è una squadra che gioca e ti consente di pressare alto e alzare i ritmi. Contro avversari come l'Arezzo è impossibile perché al minimo accenno di pressing sparano la palla avanti e il ritmo viene spezzato». Il Pavia è avvertito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA