È scontro sull'apertura ai gay I Circoli riscrivono i testi

CITTÀ DEL VATICANO Non sono proprio andati giù a molti padri sinodali i passaggi della «Relatio post disceptationem» sull'accoglienza delle coppie gay, e anche l'indicazione di una strada già tracciata per dare, in un quadro «penitenziale» e valutando caso per caso, la comunione ai divorziati risposati. E ora, mentre non si placa la levata di scudi del fronte più conservatore del Sinodo sulla famiglia, i Circoli minori portano a termine una riscrittura del testo, con l'obiettivo di arrivare a una Relazione finale che «possa essere accettata dalla grande maggioranza». Il nodo più contestato resta quello dei punti 50, 51 e 52 della «Relatio», alla voce «Accogliere le persone omosessuali». Passaggi - le cui espressioni del tutto inedite per la Chiesa sono finite sulle prime pagine in tutto il mondo - come «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana», o la presa d'atto in un documento cattolico che nelle coppie omosessuali «il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners», hanno fatto gridare allo scandalo i vescovi meno inclini ad aperture di tale portata, che tuttora ribadiscono di non riconoscersi nella Relazione di metà lavori. Su questi punti del documento, nei Circoli minori linguistici si sono chieste consistenti modifiche. «La questione dell'omosessualità andrebbe affrontata in riferimento alla famiglia, dove in famiglie ci sono figli e figlie omosessuali bisogna manifestare accoglienza e accompagnamento», spiega monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione, riferendo della discussione all'interno del Circolo minore italiano di cui è relatore. «Il secondo caso - ha aggiunto monsignor Fisichella- è quello dei figli delle coppie omosessuali che vogliono ricevere i sacramenti e devono trovare nella Chiesa un contesto di accoglienza, senza discriminazioni, anzi con attenzione ulteriore». Monsignor Rino Fisichella ha anche spiegato che in merito alle «convivenze» bisogna distinguere con molta attenzione tra quelle che si caratterizzano per essere «aperte al matrimonio» e con elementi di «stabilità e fedeltà» che sono propri del matrimonio in tutte le culture, non solo quella cristiana, e convivenze invece «chiuse» che non hanno questa dimensione di «cammino».