IL CASO GIUSTIZIA a VIGEVANO
di Anna Mangiarotti wVIGEVANO «Per la copia di un atto preso in archivio, chiesto da un avvocato, servono almeno 15-20 giorni. Perché qualcuno deve partire da Pavia, e andare a Vigevano dove è rimasto l'archivio cartaceo del tribunale soppresso». Pietro Giorgis, ex presidente dell'Ordine vigevanese, racconta uno dei principali disagi «che si affrontano quotidianamente, da quando ( 22 settembre) tutta l'attività è stata trasferita a Pavia, il tribunale "accorpante"». Addetti e arredi hanno traslocato, l'archivio ancora no. Ritardi e disagi sembrano pesare di più sulla giustizia civile. «I nuovi spazi per la volontaria giurisdizione –dice ancora l'avvocato Giorgis – sono in via Porta a Pavia, strada nel cuore del centro storico, problematica per il parcheggio, pavimentata a ciottoli e in salita-discesa. Non certo l'ideale, ad esempio, per un utente anziano». Altro esempio: «Ho depositato una richiesta di divorzio consensuale a inizio giugno – dice l'avvocato Alessandro Carrera– la notifica di avvenuto deposito è arrivata a metà settembre: finché era aperto Vigevano, sarebbero bastati un paio di giorni. Tuttora aspettiamo di sapere quando verrà fissata l'udienza a Pavia». E comunque, «con il passare delle settimane dopo l'accorpamento definitivo, i problemi aumentano invece di diminuire», commenta l'avvocato Luigi Ferrari Bardile. Sede deserta, uffici aperti Intanto a Vigevano, l'ex convento di piazza Lavezzari resta (quasi) vuoto. Quasi, appunto. Quindi per ora il Comune non può affittarlo né decidere un'altra destinazione. Perché oltre agli archivi, al piano terra sono ancora utilizzati gli spazi dei sette ufficiali giudiziari competenti per Vigevano, Lomellina e parte del Pavese. «Sulla carta, anche i nostri uffici sono a Pavia. E infatti tutte le mattine a rotazione un ufficiale giudiziario da Vigevano si sposta per il servizio allo sportello aperto al pubblico – spiegano– ma per il resto lavoriamo ancora qui, per ragioni di praticità e vicinanza ai luoghi da raggiungere per notificare un atto». Il riscaldamento non è più collegato, «quando farà più freddo useremo le stufette portate da noi. La luce ovviamente c'è, il Comune non l'ha staccata». Nell'enorme guscio vuoto che è ormai palazzo di giustizia a Vigevano, c'è ancora qualcuno anche al primo piano. Dove funziona ancora l'unico ufficio aperto al pubblico, la sede dell'Ordine degli avvocati di Vigevano. Aperto, ma chi vuole entrare (avvocati compresi) deve comporre uno dei numeri di telefono scritti su un cartello appeso al portone di ingesso del tribunale, ingresso laterale da via San Pio V, e una delle due addette aprirà.La sede è assegnata all'ordine ducale sino a fine dicembre 2014, «poi si vedrà» dicono le due impiegate, che comunque non possono più fare copie degli atti per gli avvocati. E «questo già è un grosso disagio per i legali» che continuano comunque a sbrigare le pratiche interne e fare i tentativi di mediazione nella sede di Vigevano. Nell'ex convento inutilizzato nessuno fa più le pulizie, la polvere si accumula e restano tracce del trasloco nei corridoi. Le impiegate dall'Ordine presieduto dall'avvocato Giuseppe Madeo provvedono a alle pulizie personalmente, e hanno portato le stufette da casa. Da gennaio, si vedrà. Il sindaco Andrea Sala e gli avvocati non ritengono ancora conclusa la battaglia per far riaprire il tribunale di Vigevano. Ma l'unica speranza è un disegno di legge che dovrebbe modificare l'assetto dei distretti di Corte d'appello, eliminando anche l'obbligo di mantenere un tribunale in ogni capoluogo di provincia. Si potrebbe allora sopprimere alcuni piccolissimi tribunali che continuano a funzionare proprio per gli attuali obblighi di legge, e recuperare uffici giudiziari che, come quello di Vigevano, servivano un territorio popoloso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA