Casei, l'ira della gente «Soli a spalare il fango»

di Roberto Lodigiani wCASEI GEROLA C'è una piccola Genova anche in provincia di Pavia. Casei, via Carena, l'ultima strada in fondo al paese che costeggia il Curone. La furia del torrente lunedì sera ha rotto cinquanta metri di argine e un mare di acqua e fango ha invaso le case in pochi, terribili attimi. Nessun morto, nè ferito, fortunatamente. Ma per il resto la scena è quella drammatica di un'alluvione, mentre monta la rabbia della gente. «E' stata una notte di paura, ma il sindaco non si è visto», lamentano Roberto Casuscelli e la moglie Maria, che cercano con una pompa di rimuovere lo strato di melma appiccicaticcia che si è posato sul cortile, nella villa d'angolo all'inizio della via. Passi oltre, e la pensano più o meno tutti così. Lui, Ezio Stella, primo cittadino da una vita, con qualche pausa, non si scompone: «Capisco il disagio e l'ira di chi ha avuto la casa allagata, le sue cose rovinate, ma io ho fatto in pieno il mio dovere. Certo, non potevo essere ovunque, però ho subito allertato i vigili del fuoco e la Protezione civile, poi l'Aipo i cui tecnici sono già all'opera per riparare l'argine e mettere in sicurezza il Curone. E' vero che le abitazioni private ognuno deve pulirle da sè, ma pompieri e volontari hanno svuotato cantine e abitazioni e stanno ripulendo la strada, entro un paio di giorni dovremmo tornare alla normalità. La gente di via Carena non è stata lasciata sola, questo proprio no». Eccoli, gli angeli del fango. I vigili del fuoco arrivati da Voghera, i volontari della Pc giunti a Casei da ogni parte della provincia. Poi tutti quelli che in via Carena ci vivono e si sono subito rimboccati le maniche. Angelo Pontiroli è stato relativamente fortunato, la sua casa è sopra il livello della strada e il fango gli ha coperto solo il viale d'ingresso. Assai peggio è andata alle quattro famiglie Marino, Orazio, il più anziano, figli e nipoti. Stanno a poche decine di metri dal Curone, il mostro di solito placido ma che l'altro ieri ha scatenato la sua furia. Nel salotto di Orazio c'è ancora il segno del livello raggiunto dall'acqua, un metro abbondante e quel maledetto fango che si fatica a far scivolare via. L'uomo non riesce a trattenere le lacrime. «Fino al pomeriggio sembrava che l'argine tenesse. Sono uscito per fare la spesa, al ritorno ho trovato il disastro. Ero qui anche nel '93, all'altra alluvione, ma quella volta fu meno grave. Adesso ho perso quasi tutto, chi mi aiuterà a risollevarmi?». Il nipote Emanuele è nella stessa situazione, così i vicini della casa a fianco. Rivanazzano, invece, respira, dopo il lunedì da incubo. Tre famiglie in un cascinale verso Casalnoceto sono state sgomberate, ma torneranno presto a casa. «E' venuta tanta pioggia che tombini e fossi non ce l'hanno fatta più a contenerla – spiega il sindaco Romano Ferrari – Come evitare che si ripeta? Qualche intervento lo abbiamo fatto, ma di fronte a eventi straordinari è difficile pensare a soluzioni sicure al 100 per 100%. Se qualcuno ha la ricetta giusta, si faccia avanti». Oggi, intanto, riapriranno le scuole, dopo i controlli di stabilità con esito negativo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA