Ebola, allerta in Belgio Probabile un contagio e in Europa è psicosi
ROMA Dopo la Spagna, il Belgio. La notizia arriva nel tardo pomeriggio di ieri: nell'ospedale Saint Pierre di Bruxelles è stato isolato un «probabile» caso di contagio da ebola. È il ministero della Salute belga, a dare l'allarme specificando solo che nell'ospedale specializzato in malattie tropicali, è stato ricoverato un paziente che all'inizio del mese si trovava in Guinea e che ora ha i sintomi del contagio virale. Saranno necessarie 48 ore per avere la conferma se si tratti davvero di ebola. Così, dopo le due infermiere spagnole che hanno contratto il virus all'ospedale Carlo III di Madrid (facevano parte dell'equipe medica che ha curato i due missionari morti di ebola il 21 e 26 settembre) il paziente belga è il terzo contagio registrato in Europa. La conferma che il virus non è più circoscritto all'Africa centrale. E ieri in tutta Europa è scoppiata la psicosi. Anche in Italia, dove tutti i casi per cui è scattata la procedura di emergenza sono risultati negativi. Ieri a Roma e Milano due allarmi simili, che testimoniano come la guardia sia alta. Nella capitale un immigrato somalo si è accasciato al suolo in preda a forti convulsioni, perdendo sangue dal naso nell'ufficio Immigrazione della questura. In realtà, si trattava di un attacco epilettico. A Milano invece, è stato un imputato ghanese, durante il processo per direttissima, a sentirsi male e che, in preda alle convulsioni, ha iniziato a sputare sangue. Il giudice ha disposto il ricovero per accertamenti mentre l'aula è stata chiusa, il magistrato, per precauzione, ha indossato guanti in lattice nel corso delle udienze che si sono svolte in un'altra aula. Dopo poche ore è stato escluso il contagio da ebola. Mentre si susseguono i casi sospetti è stato pubblicato un report, datato 6 ottobre, redatto dal Centro europeo per il controllo delle malattie che fa salire lo stato di allerta. Secondo gli esperti, infatti, il virus può essere trasmesso da un soggetto infetto non solo a partire dal momento della comparsa dei sintomi tipici della malattia, ma in casi particolari, anche prima della comparsa dei sintomi e dopo l'avvenuta guarigione del paziente. A rischio sono, infatti, pure i rapporti sessuali fino a due mesi dopo la guarigione. Si allunga, dunque, il periodo di contagiosità: è stato isolato nello sperma umano fino a 7 settimane dopo la guarigione. Non solo. Serbatoi di virus, si legge nel report, «sono stati individuati anche nel latte materno». In base di questa allerta, il Centro nazionale sangue ha emanato una circolare ai centri trasfusionali in cui si detta lo stop alle donazioni di sangue per 60 giorni per chi rientra dai paesi africani a rischio e per coloro che hanno avuto contatti con soggetti a rischio. Analogo «stop» anche per i trapianti di organi.(f.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA