C'è poca Italia e con gli azeri è da batticuore

di Paolo Baron wINVIATO A PALERMO Il calcio più in crisi del vecchio continente (dal punto di vista strutturale e non solo) si tira a lucido nella notte di Palermo. L'Italia va, anche se con qualche brivido. Gol (pochi), gioco (a tratti, più nella ripresa), applausi (da spellarsi le mani a prescindere). Dunque, la luna di miele tra gli azzurri di Conte e l'Italia del pallone continua, anche se a Palermo ci si aspettava un'Italia diversa visto anche il ritorno del figliol prodigo Pirlo. E non è una scusante che dall'altra parte del campo ci fosse l'Azerbaigian di Berti Vogts, terzinaccio tedesco conosciuto soprattutto per aver giocato la madre di tutte le partite (Italia-Germania 4-3). E che ci sia voluto un tempo per buttare giù dalle barricate una squadra venuta qui con un solo credo: prima non prenderle. Tuttavia, nnostante il balbettio, Tavecchio e compare Lotito (arrivato apposta ieri per assistere alla partita ma più che altro per apparire) dopo ieri sera si sono sfregati ancor più le mani. Non tanto per il risultati, ma per il clima da concerto rock che avvolge in questo periodo la nave azzurra anche qui a Palermo. Merito di Conte, che il suo staff assicura sia molto cambiato rispetto a quando vestiva in bianconero. Merito della sana ignoranza sponsorizzata dalla strana coppia Immobile-Zaza. Ma merito sopratutto di Pirlo applaudito e osannato anche quando si è allacciato le scarpe. Quest'Italia, insomma, piace. Anche se ha faticato un po' a spianarsi la strada e ha rischiato la frittata. Partono bene gli azzurri al 6' con Immobile, che salta un uomo in area, serve rasoterra al centro Marchisio che sparaccia alto. Sembra il preludio di una serata da ricchi premi e cotillones, invece, quel volpone di Vogts inserisce un altro mattoncino rosso in difesa togliendolo da centrocampo, infoltendo la retroguardia. Davanti è sempre l'ignorante di Dortmund a dettare il passaggio. Ma l'intesa con Zaza non è delle migliori. Al 9' Darmian ci mette la zampa di controbalzo in area piccola ma la palla è fuori. Il pubblico del Barbera incita, spinge gli azzurri, scandisce il nome di Pirlo ogni volta che effettua un passaggio. Ma il ritmo stenta a decollare. Manchisio e Florenzi partecipano poco all'attività ludica, causa l'imbottigliamento al centro di maglie rosse. Alla mezz'ora l'Italia comincia a spingere. Prima un colpo di testa di Bonucci (26'). poi un altro di Ranocchia su punizione di Pirlo. A rompere gli indugi è la capoccia di Chiellini (44')che prende il tempo al portiere azero su corner di Pirlo e insacca. Lo stadio Barbera si incendia e tutti a bere il the. Nella ripresa la musica cambia. E non perché l'Azerbaigian ha capito che se non si scopre non tira, e se non tira non segna e se non segna non vince. E anche perché Conte negli spogliatoi deve aver spegato meglio lo spartito ai suoi. Meno fraseggio. Più gioco sulle fasce. Sovrapposizioni continue tra Immobile e Zaza. L'Italia, quindi alza il volume: dopo 2' di gioco Zaza prova una delle sue specialità: la rovesciata finisce fuori di poco. L'Italia ci crede, mitraglia, tira. Ma la muraglia azera non cede. Anzi. Al 75' il patatrac. Su corner, Chiellini imbroglia Buffon di testa e la palla si insacca con la complicità di Aliyev. Prima che l'incubo si materializzi nella testa degli spettatori, proprio Chiellini ancora di testa punisce gli azeri. Finisce tra gli applausi e qualche sospiro. La nave azzurra può salpare per Malta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA