Giulio, lo studente morto nel lager

di Fabrizio Guerrini wPAVIA «Il monumento ai caduti in Università racconta anche del suo sacrificio»: storie di uomini in guerra che resistono all'oblio degli anni. Giulio Salaroli ha 19 anni, è uno studente del primo anno di giurisprudenza. Ama lo studio e il teatro: è attore dilettante in una compagnia filodrammatica che ha appena messo in scena al Circolo Impiegati di Pavia la commedia la Stroncatura (scritta dall'amico Angelo Rognoni). Studi, amici, il palcoscenico: il suo mondo cambia di colpo quando riceve la cartolina precetto, nella primavera del 1917 che lo invia, sul fronte dell'Isonzo, come aspirante ufficiale del 68esimo reggimento fanteria. «Mio zio era figlio di un medico provinciale – racconta Lamberto Salaroli di Pavia – Con la famiglia, il dottor Lamberto, da cui ho preso il nome, ha avuto posti di responsabilità sanitaria in diversi capoluoghi della Lombardia e dell'Emilia. In famiglia si è sempre ricordato come lo zio Giulio sia andato in guerra giovanissimo, nonostante suo padre, proprio con le sue conoscenze, avrebbe potuto cercare di tenerlo lontano dalle zone calde del conflitto. Ma suo padre, benchè di idee socialiste, aveva insistito perchè Giulio facesse fino in fondo il suo dovere». Il dovere, senza scappatoie , fa incrociare la vita di Giulio con una delle pagine tragiche , tra le tante, della Prima Guerra Mondiale. Sono le due di notte del 24 ottobre 1917: le forze austro-ungariche e tedesche sfondano a Caporetto, cogliendo impreparati i reparti italiani. Il generale Cadorna e il suo stato maggiore non sono riusciti a contrastare, sul piano strategico, l'arrivo in massa, tra le fila del nemico di allora, di truppe fresche provenienti dal fronte russo ormai chiuso per lo scoppio della Rivoluzione d'ottobre. Gli italiani si ritirano sulla linea del Piave, lasciando alle loro spalle morti e migliaia di prigioneri. Tra loro c'è Giulio, 19 anni che studia legge e ama il teatro. Non rivedrà mai più Pavia. I suoi ultimi mesi di vita, Giulio Salaroli li trascorre, infatti, tra gli stenti e le sofferenze di Celle Lager, il campo di prigionia dalle parti di Hannover che, secondo gli storici, ha, fin da allora, mostrato i caratteri genetici dei futuri campi di sterminio. A Celle Lager è prigioniero anche Carlo Emilio Gadda, uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano. Scriverà più tardi di aver vissuto quella prigiona con la sofferenza di non aver potuto dare il proprio contributo alla guerra degli italiani. Lui si salverà: Giulio Salaroli si spegne, invece, il 19 agosto del 1918 per malattia. Un anno dopo il Senato Accademico dell'Unversità di Pavia gli conferirà, così come per gli altri studenti partiti per il fronte e mai più tornati, una laurea ad honorem. Di lì a poco, nel 1922, verrà inaugurato, all'interno dell'ateneo pavese, il monumento che ricorda il loro sacrificio agli ordini di comandanti che, dopo Caporetto, arrivarono persino ad evocare, nel più sfrontato degli alibi, lo scarso coraggio deiloro soldati. «Cosa resta oggi della storia di mio zio Giulio?» si chiede Lamberto Salaroli. La memoria è scritta sui monumenti: quella statua di bronzo che ostenta, retoricamente, il petto al nemico, è idealmente fatta di nomi e cognomi. Come quello di Giulio Salaroli, 19 anni. lo studente prigioniero che amava il teatro.