il restauro
di Linda Lucini wPAVIA Praticamente risolti i problemi che mettevano in pericolo il fragile equilibrio della basilica di San Michele, ora il tetto sta per essere messo di nuovo al sicuro e il rischio di infiltrazioni è praticamente scongiurato. «Con i forti temporali di quest'estate - spiega il professor Vittorio Vaccari, presidente dell'associazione «Il bel San Michele» - si erano spostate diverse tegole della copertura. Avevamoeffettuato subito i controlli perchè temevamo infiltrazioni che potessero danneggiare gli interni e dovevamo prevenire prima che l'acqua potesse danneggiare la basilica». Insieme con don Giulio Lunati è stato definito il progetto dei lavori e la parrocchia ha poi finanziato l'intervento di risistemazione del tetto che è partito a tambur battente. Entro fine mese il cantiere av rà terminato tutti i lavori. Per riparare i punti danneggiati del tetto è stata messa in preventivo una spesa di una decina di milioni di euro. Oltre all'intervento di sistemazione della copertura, la basilica è stata appena interessata da altre opere di messa in sicurezza che hanno riguardato l'ingresso nord. «Si tratta di opere - spiega il presidente Vaccari - realizzate dalla Soprintendenza ai Beni architettonici grazie a un finanziamento di 100mila euro stanziato in primavera, dopo la segnalazione all'ex ministro Massimo Bray da parte del senatore Gian Marco Centinaio che aveva raccolto le preoccupazioni della nostra associazione. Quel lato della basilica era quello più danneggiato e quello dove si sono fatte più sostituzioni di pezzi». Il cantiere ha realizzato un lavoro approfondito per evitare lo sbriciolamento della pietra che con la pioggia si sgretola come un castello di sabbia. I restauratori hanno utilizzato un materiale che dovrebbe garantire la tenuta della pietra per una decina di anni. E' lo stesso materiale che è stato studiato per anni dal Cnr e che è già stato utilizzato nel 1990 e nel 2000 per il consolidamento della pietra della facciata di San Michele. Si tratta di una sorta di pellicola che consolida in profondità la pietra. Così i tesori scolpiti saranno protetti dall'inquinamento che agisce pesantemente sulla pietra delicata con la quale è stata realizzata la basilica. Il degrado è stato lento fino alla rivoluzione industriale, poi l'inquinamento e le piogge ricche di anidride solforosa hanno eroso sempre più la pietra. Negli anni Sessanta ci fu un primo tentativo di consolidamento ma, a quanto pare, è stato più dannoso che utile. Per cercare di salvaguardare il più possinile uno dei gioielli della città l'associazione «Il bel San Michele» ha appena sottoscritto una convenzione con il Politecnico di Milano e l'Università di Pavia per poter contare su un approccio scientifico rispetto ai futuri restauri.