Casorate, senza stipendio bloccano strada e azienda

di Giovanni Scarpa wCASORATE Un'auto messa di traverso impedisce a chiunque di entrare in fabbrica. La macchina è di uno degli operai che da sei mesi non ricevono più lo stipendio. Lui, insieme ad altri sette colleghi, è a qualche decina di metri più in là. Sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Uil sta protestando sulla provinciale che porta a Motta Visconti. Quella della "Milano Tagli", una decina di dipendenti in tutto, piccola impresa edile della zona industriale di Casorate, non è però una storia di licenziamenti. Non ancora, per lo meno. E' una questione di stipendi non pagati, di accordi non rispettati con i sindacati, di richiesta ai dipendenti da parte della proprietà – cosa piuttosto inusuale in questi casi – di dimettersi spontaneamente. Sindacalisti e lavoratori hanno passato già due giorni e due notti sulla strada. «E' una ditta che lavora qui da circa 13 anni – dice Luca Francioli (Filca-Cisl) –. Fino allo scorso anno, i pagamenti sono stati regolari, anche perchè di lavoro ce n'era e ce n'è tutt'ora. Poi i primi ritardi. Il proprietario ha addotto come motivazione la mancata riscossione dei crediti, che lo ha messo in difficoltà». C'era stato un accordo, dicono i sindacati, poi disatteso. Ora, dopo 6 mesi senza la busta paga, i dipendenti hanno deciso di usare le manierre forti. Prima di tutto da due giorni hanno impedito a chiunque di entrare in fabbrica. Non solo ai due impiegati, ma anche addirittura al proprietario della società, Aristide Rubino. Poi si sono messi sulla provinciale 193, con bandiere e vessilli a protestare. Di giorno in strada, di notte in auto a dormire. Dall'altro ieri è sciopero permanente. «Sembrava ci fosse stata una riapertura, poi la posizione dell'azienda si è richiusa» dice Naim Mazrecku della Filca Cisl. Rosario Cudazzo (Feneal Uil) è esplicito: «Abbiamo fatto una proposta molto chiara alla proprietà, e cioè se proprio ci sono difficoltà nel riscuotere i crediti, di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Noi chiediamo la cassa integrazione ordinaria a rotazione». Frank Kola, della Uil, scuote la testa: «La situazione nell'edilizia è esplosiva. Se il governo non ci mette mano, sarà un inferno dappertutto fra poco». E poi ci sono loro, i lavoratori. Storie sempre drammatiche e uguali indipendentemente dal settore: dall'edilizia alla grande distribuzione, dall'impiantistica al terziario. Nolan Santonocito, 36 anni, di Corbetta si chiede come farà a dar da mangiare ai suoi figli, senza stipendio: «A dare le dimissioni? Non ci penso neanche». Cristian Renzoni, viene da Garlasco e ha 43 anni: «A settembre non ho potuto comprare libri e diari ai miei figli». Adriano Lorenzo, 40anni, arriva da Corbetta. «I risparmi, poco alla volta, se ne sono andati – racconta –. Non ci vuole molto se ogni mese non entra uno stipendio almeno. Mia moglie lavora, ma ha un contratto precario di soli 4 mesi. Come faccio? Per ora taglio il più possibile. Ormai rimando anche i pagamenti di bollette e spese condominiali. Spero di riuscire ancora a pagare invece il mutuo con quello che mi è rimasto».