Allarme diossina, indagine sulla salute
CASSOLNOVO Non solo a Parona nascono più bambine che maschietti. Anche Cassolnovo e Cilavegna, paesi che si trovano nelle vicinanze, avrebbero numeri simili. A segnalare i dati anomali è stato il Wwf Lomellina, che ha spiegato come le statistiche sulla nascita delle femmine a Parona tra il 2006 e il 2013 siano simili a quelle di Seveso negli anni successivi all'incidente della nube tossica. Nel 1996, infatti, la rivista americana "The Lancet" aveva fatto rilevare come la nascita di un numero superiore di femmine rispetto ai maschi (in natura è il contrario per l'uomo) fosse da mettere in correlazione con la diossina generata da quell'incidente. La Lomellina sembrerebbe oggi avere un problema simile. A fine mese dovrebbero inoltre arrivare altri dati, forniti dall'istituto Mario Negri, sullo stato dell'inquinamento e sugli effetti della diossina sulla salute. Intanto, i sindaci vicini a Parona si chiedono come sarà possibile gestire l'eventuale emergenza inquinamento, in parte annunciata dal Wwf. A Cassolnovo negli ultimi quattro anni sono nati nove maschi in più delle femmine, ma analizzando i dati storici nel 2010 sono nate più femmine. A Cilavegna, invece, nel 2013 sono nate 22 femmine contro 12 maschi, e nel 2009 il rapporto era di 26 maschi e 30 femmine. In totale sono nate a Cilavegna 173 femmine e 189 maschi. In entrambi i paesi, negli ultimi anni, però i rapporti sono lontani da quella che dovrebbe essere la media di 106 maschi ogni 100 femmine. «In un certo senso – spiega il sindaco di Cassolnovo, Andrea Volpati – Cassolnovo può essere considerata un'isola felice: i venti che portano l'inquinamento proveniente dalle fabbriche collocate tra Vigevano e Parona lambiscono soltanto la zona occidentale del paese. Certo attendiamo anche noi i dati che riguardano le patologie tumorali e in seguito faremo delle valutazioni. Ci piacerebbe partecipare a un tavolo con gli altri Comuni e con la Provincia per poter confrontare le esperienze e monitorare la questione inquinamento». Chi si è già mosso in questo senso è, invece, Legambiente che ha scritto ieri ai politici del territorio alla Regione e alla Provincia per chiedere il cambio delle politiche di gestione dei rifiuti. L'idea è di ridurre l'incidenza dei termovalorizzatori, che potrebbero essere tra le cause di produzione della diossina, e di incrementare la raccolta differenziata. C'è anche chi tra gli amministratori locali considera la situazione sotto controllo. «Cilavegna – dice il sindaco Giuseppe Colli – partecipa a tutti i tavoli che riguardano l'inquinamento e ci sono riunioni continue. Allo stesso tempo teniamo un monitoraggio costante di quello che è l'inquinamento in zona e possiamo dire che i nostri valori riguardanti sia l'acqua sia l'aria sono a norma». Luigi Camana, coordinatore del dipartimento di prevenzione dell'Asl di Pavia, spiega che l'Azienda sanitaria partecipa al tavolo provinciale e regionale che ha avviato uno studio approfondito sulla situazione ambientale riguardante la zona industriale di Parona (il monitoraggio include anche i territori di Vigevano, Mortara e Olevano). «Quando, entro la fine dell'anno, saranno pronti i dati di Arpa finalizzati a individuare le eventuali fonti inquinanti – sottolinea Camana – i risultati potranno essere analizzati assieme ai dati che sono stati forniti dall'istituto Mario Negri, e si valuterà la necessità di uno studio per analizzare l'impatto degli inquinanti sulla salute delle persone che vivono sul territorio». Andrea Ballone