«Io, ghisleriano al servizio del Museo Egizio»

di Pier Angelo Vincenzi w PAVIA Trentanove anni, di Vicenza, dallo scorso febbraio l'ex ghisleriano Christian Greco è direttore del Museo Egizio di Torino considerato, per il valore dei reperti, il secondo più importante al mondo dopo quello del Cairo. La fondazione museo delle antichità egizie, che ha sede nel palazzo dell'Accademia delle Scienze, ha scelto Greco tra 101 candidati provenienti da tutto il mondo. Come ha accolto la notizia? «Con assoluta incredulità. Un'emozione grandissima per uno che a 12 anni, in vacanza nella Valle dei Templi, disse alla propria madre: "da grande voglio fare l'egittologo"». In cosa si è laureato a Pavia? «In lettere classiche con la professoressa Mora. Al Ghislieri, oltre a imparare un metodo di studio, ho stretto amicizie importanti». Dopo 17 anni di insegnamento all'università di Leiden, in Olanda, l'hanno definita un cervello in fuga. «Sì, ma questa espressione mi piace poco. Anzi credo che oggi non si possa fare ricerca stando sempre nello stesso posto. Non stiamo inventando niente: la diffusione della cultura era transnazionale già nel Medioevo, quando i clerici vagantes si spostavano in tutta Europa per seguire le lezioni dei maestri del tempo. Mettermi al servizio del museo Egizio, un'istituzione di prestigio mondiale, è un sogno che si avvera: non potevo sperare in un rientro migliore». In Olanda ha avuto modo di conoscere un sistema educativo e museale differente: lei infatti ha anche diretto il museo dell'antichità di Leiden, uno dei più importanti d'Europa. «Ho preso la seconda laurea in Olanda. L'università italiana, penso a un ateneo d'eccellenza come quello pavese, offre una formazione di base di grandissimo livello. Chi esce da una nostra facoltà ha una visione d'insieme che ha pochi eguali nel mondo. Ma all'estero è più facile approfondire: a Pavia ho potuto sostenere 5 esami di egittologia contro i 45 esami, in 5 anni, all'università di Leiden. E poi certo i fondi destinati alla ricerca, in Paesi come l'Olanda, sono decisamente superiori a quelli che vengono stanziati in Italia». Una passione per l'Egitto nata da bambino... «E che mi ha portato a studiare, tra le altre lingue, l'antico egiziano, il medio egiziano, il neo egiziano, ma anche il copto e il tolemaico». Al Museo Egizio è in corso un restauro monstre, da 50 milioni di euro, finanziato da istituzioni e fondazioni bancarie. «Il primo aprile del 2015 si alzerà il sipario su una riqualificazione senza precedenti nella storia dell'Egizio: si passerà da 6500 a 12mila metri di spazi espositivi. Più in generale vi sarà un ripensamento della collocazione di tutti i reperti: il museo non sarà più uno spazio monolitico, ma un insieme di percorsi». Per esempio? «Non tutti sanno che il museo ha la più grande collezione di tessuti dell'antico Egitto, essa stessa costituisce uno straordinario percorso cui prendere parte anche con l'ausilio di tablet. Il museo che ho in mente sarà incentrato sulle connessioni: tra gli stessi reperti, tra i reperti e il museo, tra gli scavi e le sale espositive». Ci anticipi una delle sale più spettacolari del nuovo spazio espositivo, tra i più visitati d'Italia. «La tomba di Ka, ritrovata intatta nel 1906 da Ernesto Schiaparelli, sarà ospitata in un'ala creata appositamente per questa straordinaria testimonianza dell'XVIII dinastia. E già oggi è possibile seguire il restauro a vista della prima di 20 mummie risalenti al Terzo Periodo Intermedio, un intervento chirurgico che lascia sbalorditi i visitatori». Come si spiega questa speciale fascinazione per l'antico Egitto? «Un grandissimo studioso come Jan Assmann ha rovesciato il luogo comune secondo il quale si è affascinati dall'antico Egitto per il suo culto della morte. Mummie e sarcofaghi testimoniano semmai un immenso amore per la vita: la volontà di sconfiggere ciò che è caduco».