«I Comuni si mobilitino per salvare l'ospedale»

TORTONA Il sindaco Gianluca Bardone scrive una lettera aperta a tutti i cittadini e chiama alla mobilitazione i sindaci del Tortonese per difendere l'ospedale cittadino "Santi Antonio e Margherita" dal ridimensionamento in atto che rischia di portare ad una futura chiusura della struttura. Lo ha fatto in due diverse occasioni a poche ore di distanza: giovedì sera invitando i sindaci presenti alla riunione per la Protezione civile a prendere ufficialmente con atti di giunta o semplici scritti, una netta presa di posizione in difesa dell'ospedale. A tutti tortonesi, invece ha scritto una lettera aperta con chiede ad entri, associazioni e singli abitanti di dare vita a un comitato per la difesa del nosocomio. Si tratta di un accorato appello alla mobilitazione con atti ed interventi che verranno "girati"alla Regione e se questo non sarà sufficiente, verranno attuate iniziative e manifestazioni di protesta. «Cari cittadini e cittadine – esordisce nella lettera aperta alla popolazione - in campagna elettorale più volte mi avete sentito dire che avrei lottato per evitare il depauperamento del nostro ospedale, qualcuno può aver pensato che le mie fossero soltanto promesse e che me ne sarei presto dimenticato, ma non è così. L'ospedale era ed è una priorità per questa amministrazione, e lo abbiamo dimostrato convocando tutti i sindaci del Tortonese per sollecitarli ad essere uniti nell'opporsi alla chiusura seriale di reparti perfettamente funzionanti». «In questi pochi mesi da primo cittadino – aggiunge Bardone - ho incontrato i vertici Asl ad Alessandria, mi sono confrontato con la Regione e ho organizzato un presidio davanti all'ospedale, da anni preso di mira e costantemente penalizzato a vantaggio di nosocomi vicini. I lavori di ristrutturazione del Dipartimento Emergenza Accettazione in corso d'opera hanno subito una sospensione momentanea per completamento iter autorizzativo da parte della regione in relazione alla perizia di variante per la modifica di consistenza dell'area inizialmente prevista. I ritardi nel completamento dei lavori del Dea non vorrei che fossero propedeutici ad un suo depotenziamento a vantaggio ancora una volta di qualche struttura vicina. Le esperienze di questi anni mi insegnano a dover prendere in considerazione ogni minimo segnale, se così fosse saremmo arrivati al termine di un disegno atto a far collassare la struttura». Angelo Bottiroli