Manovra, stretta sull'evasione dell'Iva

di Andrea Di Stefano wROMA Una legge di stabilità ridotta nei numeri ma incisiva nella sostanza. Scompare la spending review di Cottarelli mentre rimangono tagli ai ministeri, enti locali e Regioni che scateneranno violentissime polemiche solo attutite dalla prospettiva di una sospensione del patto di stabilità interno. Ieri Padoan ha illustrato a Napolitano le linee guida del provvedimento e poi in serata, da Siena dove si è recato per i colloqui italo-inglesi di Putignano, ha usato parole pesanti per sottolineare la situazione: L'Italia «fa le riforme necessarie» ma «non per accontentare la Germania», ha detto il ministro dell'Economia. Il Paese «porta avanti le sue riforme per dare soluzione a problemi antichi, due choc di lunga durata, riduzione della competitività che risale a 20 anni fa e la stagnazione duratura e persistente. Le riforme strutturali hanno successo se sono fatte bene, sono eseguite bene e soprattutto se hanno il sostegno politico. Le riforme hanno a che fare con la politica, non con i tecnici o con l'economia». Nella legge di stabilità di novità ce ne saranno molte, oltre alla conferma del bonus degli 80 euro e una probabile ulteriore riduzione dell'Irap. Iva. La più rilevante è il provvedimento sull'Iva finalizzato a ridurre il perimetro dell'evasione obbligando i venditori a versare contestualmente l'imposta. Secondo le stime dei tecnici il recupero dovrebbe essere tra 4 e 7 miliardi di euro: cifre rilevanti se si considera che il perimetro dei tagli sarebbe sceso da 16 a 9 miliardi. Non è ancora deciso l'ammontare della legge di stabilità: i tecnici del Tesoro la vorrebbero contenuta, circa 16-19 miliardi, mentre Palazzo Chigi punterebbe su 25-28 miliardi per lasciare il segno con alcuni provvedimenti choc. Tagli. Almeno un terzo della riduzione della spesa sarà a carico di regioni ed enti chiamati a contribuire per non meno di 2-3 miliardi. Certo lo sblocco del patto di stabilità permetterà di movimentare almeno un miliardo di investimenti ma scatterà subito, e non più dal 2016, l'obbligo di pareggio di bilancio previsto dalla Costituzione. Gli altri 3,5-4 miliardi di riduzione della spesa dovrebbero arrivare dai tagli sulle voci di competenza dei ministeri e da un nuovo giro di vite sugli acquisti di beni e servizi. Tfr. Più in salita, invece, l'ipotesi di permettere ai lavoratori di ricevere il 50% delle somme accantonate per la liquidazione in busta paga. «È una proposta che, anche ipotizzando una eventuale collaborazione con il sistema bancario, cosa poco praticabile, non può che vederci assolutamente contrari», ha detto ieri Alberto Baban, leader di Piccola Industria, precisando che si creerebbero altre tensioni per le pmi. Possibilista la Cisl: «Se una parte del Tfr deve andare in busta paga, qualora un lavoratore lo scelga, deve essere a tasse zero, perché altrimenti anche su un argomento così delicato gli speculatori sono pronti» dice Annamaria Furlan, successore di Bonanni. Aumento Iva. Per ora è improbabile l'incremento delle aliquote al 4 e 10% che avrebbero un ulteriore effetto recessivo sui consumi. «Basti pensare che solo tra settembre 2011 (quando si registrò il primo incremento dell'aliquota dal 20 al 21%) e dicembre 2012, la riduzione del gettito è stata altissima e pari a 3,5 miliardi di euro, per effetto dei minori consumi degli italiani» dicono le organizzazioni dei consumatori. Risorse. La quadratura resta l'operazione più difficile. Innanzitutto bisogna disinnescare la clausola fiscale da 3 miliardi ereditata dall'ultima legge di stabilità targata Letta-Saccomanni. Vanno poi trovati dai 4 ai 6 miliardi per le cosiddette spese spese indifferibili: dal rifinanziamento del 5 per mille alle missioni internazionali di pace passando per Anas e Fs. Poi c'è lo sblocco degli scatti per il personale delle forze di polizia che costa circa 800 milioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA