Crollo degli iscritti Pd, Bersani attacca

di Maria Berlinguer wROMA «A qualcuno piace il Pd che ha 400mila iscritti e perde le elezioni con il 25% dei voti». Matteo Renzi a Ferrara mostra di non essere affatto preoccupato per la debacle del tesseramento. «Non contano le tessere ma le idee», dice. Ma se il segretario premier è tranquillo il Pd è sotto choc per il crollo delle tessere. Per ora sono almeno 400mila in meno i militanti che hanno rinnovato l'iscrizione al partito democratico, 100mila contro i 500mila del 2013 (a fine anno). Numeri preoccupanti che arrivano all'indomani del flop delle primarie nella rossa Emilia Romagna che hanno registrato un calo dell'affluenza di oltre il settanta per cento e che subito riaprono le ostilità tra vecchia e nuova guardia. «Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti non è più un partito, lo Statuto dice che il Pd è un partito di iscritti e di elettori» dice Pier Luigi Bersani sottolineando il rischio che la «ditta» diventi uno spazio politico, non più un soggetto politico. «Sarebbe bello non diffondere dati a caso», ribatte su Twitter il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, ricordando che il tesseramento è cominciato a fine aprile, terminerà solo a dicembre con 300mila iscritti, secondo le stime elaborate dai democratici. Iscritti «veri», sottolinea una nota di Largo del Nazareno, insinuando che nella gestione precedente molte cifre di circoli e tesserati fossero state gonfiate. «Ci siamo trovati un po' di problemini nel bilancio del partito... ma siccome siamo gente seria, i panni sporchi si lavano in casa, abbiamo rimesso a posto il bilancio senza licenziare nessuno», aggiunge Renzi, lanciando una nuova frecciata alla precedente segreteria. A sinistra però la base "scomparsa" desta ben altre preoccupazioni e sono in molti a chiedersi se nel Pd ci si trovi di fronte a una vera mutazione genetica. «Bisogna convocare subito una assemblea nazionale dei coordinatori di circolo per mettere mano alla struttura e all'organizzazione», propone Stefano Fassina polemico con il segretario che invece ha convocato proprio nella giornata della manifestazione della Cgil e della Fiom, il 25 ottobre, la nuova Leopolda. E una riflessione collettiva la chiede anche Alfredo D'Attorre per evitare il rischio che il Pd «diventi un mero spazio elettorale nel quale le sorti della collettività si riducono alla sorte del leader di turno». Solo Pippo Civati mette sul banco degli imputati Renzi. «Non sono io a voler la scissione è la condotta di Renzi che allontana pezzi di Pd», dice. Il dibattito si anima subito anche sul web dove le due basi del partito, quella che è rimasta e quella che è andata via si lanciano reciproche accuse. E, manco a dirlo, è il patto del Nazareno, a essere messo sul banco degli imputati da chi ha scelto di non rifare la tessera. «Io sono uno dei 400mila che non è più iscritto per renzusconi» scrive sulla pagina Facebook del Pd una militante. «A che serve iscriversi se poi alle primarie votano cani e porci?», chiede un altro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA