L'appuntato accusato di arresto illegale
I due imprenditori che hanno subìto i tentativi di estorsione abitano a Casorate e Casarile. Il secondo episodio è avvenuto a Casarile. L'imprenditore, molto noto in zona, da tempo conosce l'appuntato Merola. A metà settembre inizia a ricevere le telefonate minacciose da parte di un uomo con accento meridionale. «Per colpa vostra mi è saltato un "affare" da 40 mila euro – era la minaccia – adesso dovete pagare», Poi sono arrivati anche sms sul cellulare del titolare della ditta. Minacce prese molto seriamente. L'imprenditore ha così chiamato il vecchio amico Merola per chiedere un consiglio. «Da carabiniere – avrebbe risposto l'appuntato – ti consiglio di sporgere denuncia, da amico di non farlo. Andresti incontro a delle ritorsioni». Il carabiniere si è poi proposto di contattare di persona un capomafia di Casarile per sistemare la vicenda. «Abita nelle case gialle», avrebbe aggiunto. Si arriva così al 17 settembre con l'appuntamento a Pavia. «Ho parlato con il boss di Casarile – ha spiegato Merola - mi ha detto che sistemerà tutto. Ma vuole ventimila euro». Un affare, quindi. Esattamente la metà di quanto chiesto dall'estorsore. Ma l'imprenditore inizia a capire che di quell'uomo non c'è da fidarsi. di Adriano Agatti wPAVIA Si aggrava la posizione di Antonio Merola, l'appuntato dei carabinieri accusato di tentata estorsione. Il militare, secondo la procura, si sarebbe «inventato» l'arresto di un ragazzino africano (ha solo 17 anni) con l'accusa di furto. Una movimentata vicenda avvenuta mentre stava discutendo alla Minerva con il suo secondo accusatore, un imprenditore di Casarile. Un'aggressione che si sarebbe trasformatata nell'accusa del furto del suo portafoglio con l'arresto immediato del minore. Il ragazzo, che si guadagna da vivere vendendo fazzoletti, è rinchiuso da due settimane all'istituto Beccaria di Milano. Il sostituto procuratore della repubblica, Mario Andrigo, ha chiesto la scarcerazione ai colleghi del tribunale dei minori. L'appuntato Mario Merola è quindi accusato anche di calunnia aggravata e falso ideologico. Il comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Ernesto Di Gregorio, lo ha subito sospeso dal servizio. L'ufficiale, che non vuole commentare la vicenda, si limita a dire: «Prima di tutto è interesse dell'Arma che la verità venga a galla». Ieri il militare è stato interrogato dal sostituto procuratore Andrigo e dal Gip Carlo Pasta. Andrigo ha chiesto la custodia cautelare nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere mentre l'avvocato difensore, Fabrizio Gnocchi, ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari. Il Gip deciderà nei prossimi giorni. L'arresto per un reato inesistente sarebbe avvenuto il 17 settembre alla Minerva. Il carabiniere stava discutendo con l'imprenditore di Casarile per la richiesta di denaro. Ma l'uomo non aveva intenzione di pagare. Il ragazzo si è avvicinato nel momento sbagliato. L'appuntato Merola, che secondo il racconto dell'impreditore era molto nervoso, lo avrebbe preso a schiaffi. Il giovane ha reagito ed è iniziato un corpo a corpo. Su un'Audi A3 c'era un collega di Merola (estraneo alla vicenda) che è intervenuto. I due non riuscivano a bloccare lo scatenato venditore. Sono poi arrivate altre pattuglie e il ragazzo è stato immobilizzato e portato in caserma. «Disgustato me ne sono andato», ha raccontato l'imprenditore. Un'ora dopo Merola si sarebbe presentato a Casarile dicendogli: «Visto che mi ha rubato il portafoglio?». Circostanza smentita.