Già divisa la «grande coalizione»

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Ci ha provato Pierre Moscovici, ma non è riuscito a convincere i deputati. Dovrà fare una seconda audizione. Il candidato francese al posto di commissario europeo agli Affari economici è stato soprattutto vittima di un gioco un po' sleale dei popolari, che lo hanno in sostanza "preso in ostaggio" in un complesso gioco di equilibri europei. L'abilità del Ppe è però grande, perché così facendo costringe i socialisti a difendere il francese, prescindendo anche dal fatto che egli diventerà in qualche modo il simbolo della vittoria dei popolari in materia economica nell'esecutivo comunitario. Perché i suoi poteri potranno essere esercitati, ha disposto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, solo con il consenso di due vice presidenti dell'esecutivo comunitario, noti per essere dei veri "falchi" in economia. Ieri Moscovici ha sostenuto tre ore di audizione davanti alla commissione Economica del Parlamento europeo a Bruxelles, presieduta dall'italiano Roberto Gualtieri, ed ha spiegato in lungo e in largo che lui rispetterà le regole europee e non farà favoritismi a una Francia che ha i conti sull'orlo del baratro, se non proprio già precipitati. I popolari lo hanno attaccato forse anche come rivalsa contro il nuovo esame imposto al candidato commissario spagnolo, del Ppe, che non ha convinto gli eurodeputati e dovrà, anche lui, passare un nuovo esame. Moscovici è stato accusato di aver portato la Francia a sforare i limiti di bilancio quando era ministro delle Finanze. «Ho sempre agito nelle regole e non ho mai preso una decisione che non sia stata convalidata dalla Commissione europea», ha però risposto il candidato almeno quindici volte. «Ho sempre discusso con Rehn», l'ex vicepresidente e commissario agli Affari economici, «e anche con Schäuble», il ministro delle finanze tedesco, perché «credo fortissimamente nella coppia franco-tedesca, consapevole che senza una accordo tra i due Paesi non succede niente in Europa». E così, da "europeo" e per non preoccupare Berlino, ha garantito: «Non ho fatto deroghe come ministro e non le farò come commissario. Ho sempre rispettato le regole e le farò rispettare». Moscovici ha parlato anche della flessibilità nelle politiche di bilancio che tanti Paesi, Francia e Italia in primis, chiedono con sempre più vigore. «La flessibilità – ha specificato – non può essere il cambiamento di regole, o l'interpretazione delle regole in modo creativo». Lo scontro è aperto, tra popolari e socialisti, e il terreno conteso non sono i nomi commissari (che ne sono le vittime designate nell'immediato), ma le politiche economiche. Bisogna vedere ora chi andrà fino in fondo. I popolari rigoristi sembrano determinati e vincenti, al momento; i socialdemocratici (quelli aperti alla flessibilità) sono in evidente affanno, numerico e di capacità di proposta politica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA