Merck, per 80 lavoratori non c'è posto

di Linda Lucini wPAVIA Il numero è secco e, al momento, immodificabile: 116 sedici lavoratori. Nello stabilimento di via Emilia con il subentro di Zambon non ne resterà uno di più, così è stato annunciato ieri nell'incontro tra i vertici della Merck e i sindacati. La doccia fredda i 196 lavoratori rimasti in Merck la riceveranno stamattina quando i delegati della rsu comunicheranno i numeri in assemblea. «Ora si apre una nuova trattativa su due fronti, ma ora si tratta di capire subito cosa intende fare Zambon», dicono in coro i sindacati al termine dell'incontro in Confindustria. E i vertici Merck assicurano che non si tireranno indietro nella discussione: «Garantiremo le trattative nel solco già tracciato anche sulla base degli strumenti già individuati». Zambon per ora è fuori dal tavolo della discussione, visto che l'accordo di cessione della fabbrica non è ancora firmato e, a quanto pare, ci vorrà ancora parecchio tempo prima di portarlo definitivamente a termine. Sta di fatto che se la situazione è drammatica per gli 80 dipendenti che non passeranno a lavorare per Zambon, ma al momento non pare rosea neppure per chi resterà: «I numeri degli occupati – dicono i sindacalisti – sono centrati sull'accordo di contoterzismo tra Merck e Zambon che vale per tre anni. E' pur vero che Zambon ha un'opzione per acquistare uno dei farmaci Merck fra due anni, ma gli altri prodotti fatti per conto della multinazionale americana saranno poi portati via. Un accordo così funziona solo se è di transizione, ma se non si accompagna ad un robusto investimento di politica industriale, si rischia di trovarci fra tre anni di nuovo nei guai». I volti dei sindacalisti sono scuri, ma non demordono: «Ora diventa fondamentale un incontro con Zambon. Abbiamo anche prospettato le date. L'incontro va fatto presto, meglio settimana prossima. Abbiamo già attivato le nostre segreterie nazionali in tal senso», dice Pietro Cavallaro (Uil). La preoccupazione è alta nonsolo per l'annuncio di 80 esuberi, ma anche per il progetto di reindustrializzazione del sito di via Emilia. «L'accordo tra Merck e Zambon_ spiega Giorgio Mercuri della Cgil _ vale 480 milioni di compresse e rappresenta solo il 20 per cento della capacità produttiva di Merck che due anni fa ha fatto 2 miliardi e 650 milioni di compresse, quindi sottoutilizza largamente la fabbrica. Ora bisogna capire se Zambon si attesta solo sull'accordo di contoterzismo o se ha in mente di introdurre nuovi prodotti riuscendo così non solo ad abbattere i costi ma anche ad allargare l'occupazione». «E questa non potrà che venire dagli 80 lavoratori che si vogliono mettere in cassa integrazione», aggiunge Cavallaro. «Francamente mi aspettavo di più dall'incontro – spiega Gianni Ardemagni (Cisl) – ma ritengo comunque che questo possa rappresentare un punto di partenza importante, tenuto conto della decisione di chiusura annunciata nel giugno 2013. Mi aspetto che Zambon a breve ci presenti un master plan credibile e di prospettiva. Confido che i 116 lavoratori che passeranno con la Zambon, rappresentino per ora solo la forza lavoro necessaria unicamente nelle fasi di start-up per i prodotti lasciati in produzione da Merck ma che in prospettiva si possa aumentare il numero dei dipendenti oggi indicato con ulteriori volumi a marchio della multinazionale veneta, trasferiti a Pavia». Intanto la cassa integrazione straordinaria inMerck partirà settimana prossima con i primi 30 lavoratori, poi si tornerà a discutere con la multinazionale americana su tempi, modi e numeri della futura cassa per gli altri dipendenti. Molto però è già stato messo nero su bianco, a cominciare dall'integrazione economica che Merck pagherà tra lo stipendio e ciò che i dipendenti prenderanno con la cassa.