«Il nuovo orario fa male a tutti»

La Biblioteca Civica "Paolo Migliora" di Rivanazzano Terme organizza per sabato prossimo 4 ottobre alle ore 15 nella la sala manifestazion, un laboratorio creativo per bambini dai 3 ai 10 anni dal titolo "Chicolo". Il laboratorio gratuito, tenuto dagli operatori dell'associazione Dadoblù, di Genova, è legato alla presentazione della fiaba per bambini dal titolo, appunto "Chicolo" scritta da Anna Morchio e che tratta con toni sensibili e delicati una tematica seria e importante come quella della diversità che si fa pregio e valore nel mondo. Parte dei proventi della vendita del libro vengono destinati a per sostenere il progetto Mamma Aiuta Mamma dell'associazione A.I.S.M.E.L (Associazione Italiana Studio Malformazioni Esterne e Labiopalatoschisi) che si occupa di dare un primo sostegno alle famiglie che si trovano a dovere affrontare, al fianco dei propri bambini, il grave problema della labiopalatoschisi. VOGHERA Due giorni, non uno di più: questo è il tempo che c'è voluto ai genitori degli studenti del liceo Galilei di Voghera per capire che il nuovo orario imposto dalla settimana corta non solo non gli va affatto a genio, ma che è proprio insostenibile. In gruppo ci hanno contattato per raccontarci cosa significa convivere con la novità introdotta quest'anno dall'amministrazione provinciale, una rivoluzione che costringe i ragazzi a stare dietro ai banchi dalle otto del mattino fino alle due del pomeriggio e che (salvo i pochi casi fortunati di chi abita nelle vicinanze della scuola o di chi può sempre contare su un passaggio) li vede varcare la soglia di casa anche due ore e mezza dopo, stanchi e a stomaco vuoto. «Non stiamo attaccando nessuno- hanno tenuto a precisare prima di sciorinare un lungo elenco di disagi - ma abbiamo la sensazione che a Pavia si sia pensato solo a colmare un buco di bilancio senza adeguare i servizi e senza considerare l'impatto che la nuova organizzazione avrebbe avuto sulle famiglie». Se è facile immaginare le difficoltà di chi arriva a Zavattarello alle 16.30, ci voleva la testimonianza di qualcuno per capire che in realtà anche chi abita più vicino si trova in grosse difficoltà: «Fino all'anno scorso- ci spiega una mamma di Pontecurone- potevo andare io a prendere mia figlia a scuola ma adesso che la più piccola esce all'una non posso certo fare avanti e indietro, così dovrà prendere un pullman che parte alle due e dieci dalla stazione (vale a dire a un chilometro e mezzo di distanza da via Foscolo) e che arriva in paese alle tre e un quarto. Stanchi e affamati, mi chiedo come faranno i nostri ragazzi a trovare la voglia di studiare e a non abbandonare le attività sportive». Problemi, questi, che non riguardano solo i paesi limitrofi ma che in qualche caso toccano anche la periferia della città: «Nel mio caso - aggiunge Marco, papà di Voghera che abita in zona Ponterosso - iniziando a lavorare alle 14 non potrò più andare a prendere a scuola mio figlio, il quale non essendoci a quell'ora un pullman della Sapo dovrà chiedere un passaggio oppure farsi a piedi o in bicicletta quasi due chilometri di strada ogni giorno con la cartella in spalla. Senza contare - aggiunge amareggiato- che se prima avevamo quell'oretta fissa per stare insieme mentre così facendo non vedrò più mio figlio fino a sera». Trasporti a parte tra le preoccupazioni dei genitori ci sono anche le abitudini alimentari e il rendimento scolastico, minacciati dai poco salutari panini e dalla inevitabile stanchezza: «Fare un'ora in più di lezione- hanno fatto presente- sembra poco ma sballa completamente gli orari della giornata, tiene a digiuno i ragazzi dalle sette del mattino alle quattro di pomeriggio pretendendo peraltro che mantengano la concentrazione fino alle due». «Quello che chiediamo- hanno concluso- è di tornare al vecchio orario: per coprire le spese del riscaldamento siamo disposti a pagare quei famosi 120 euro di contributo volontario che quasi nessuno ha mai versato finora. Questa strada, infatti, non è perseguibile e per dimostrarlo abbiamo intenzione di promuovere anche una raccolta firme da consegnare direttamente in Provincia». Serena Simula