Articolo 18, il Pd pavese si spacca

di Fabrizio Merli w PAVIA Il Partito democratico di Pavia è spaccato in due sui temi del lavoro e sull'articolo 18. In questo, riflette in maniera speculare il quadro nazionale. Ieri pomeriggio, mentre il segretario Matteo Renzi affrontava la minoranza interna, gli esponenti locali erano divisi a metà. Chi ha sempre sostenuto Renzi («e non smetto di farlo ora») è Guido Giuliani, consigliere comunale che proviene dall'esperienza di Libertà e giustizia: «Secondo me – dice – Renzi è, un po' paradossalmente, il primo leader del centrosinistra che pone la questione del riconoscimento dei diritti a un numero maggiore di lavoratori. Il jobs act, se venisse approvato domani, estenderebbe garanzie a milioni di lavoratori che oggi non le hanno. Sull'articolo 18, il reintegro, se non motivato da discriminazione, non aiuta nè l'azienda, nè il lavoratore. Abbiamo dovuto aspettare un presidente del Consiglio di centrosinistra per una riforma che, in realtà, avrebbero dovuto proporre le organizzazioni sindacali». Opposte le considerazione di Davide Ottini, capogruppo in Consiglio comunale e funzionario della Camera del lavoro: «Sono in totale disaccordo con Renzi. L'impostazione ideologica, è la sua, non quella della minoranza del Pd. Cancellare l'articolo 18 non risolverà il problema del precariato, semmai lo aggraverà. Servirebbero altre decisioni, come la riduzione del carico fiscale per le imprese, la riduzione dei tempi della giustizia civile, un taglio deciso alla burocrazia. Renzi parla di "poteri forti", ma questo job act è figlio degli stessi poteri forti, tra l'altro in un momento in cui lo vediamo a braccetto con Marchionne». Contrario all'impostazione di Renzi è anche Fabio Castagna, assessore ai Lavori pubblici che all'ultimo congresso stava con Pippo Civati: «Io sono per un contratto di lavoro a tutele crescenti – dice – come, del resto, era previsto nel programma di Civati. Questo tirerebbe molti lavoratori fuori dalla precarietà. Non capisco, però, cosa c'entri tutto questo con l'articolo 18. I mancati investimenti di gruppi industriali stranieri, semmai, sono dovuti alla forte presenza della criminalità organizzata in molte parti del nostro territorio o alla burocrazia, della quale ci lamentiamo persino noi italiani. Gli stranieri, insomma, di certo non sono trattenuti dall'articolo 18 nel puntare sul nostro Paese». Le opinioni, dunque, sono in netta contrapposizione. Al voto per eleggere il segretario nazionale, Matteo Renzi prese, a Pavia, il 68 per cento dei voti, a gianni Cuperlo andò il 18 per cento delle preferenze e Pippo Civati ottenne un 14 per cento. Un quadro che si riflette anche nella composizione del Consiglio comunale.