De Falco rimosso, è polemica
ROMA Il trasferimento del comandante Gregorio De Falco, e non si tratta di una promozione, ha prima suscitato la reazione - insolita vista la sua rinomata riservatezza - del militare stesso, e poi quella della politica, insorta in suo favore chiedendo spiegazioni niente meno che al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Il caso inizia mercoledì quando De Falco, l'anti-Schettino, l'uomo simbolo (positivo) del naufragio della Costa Concordia, insomma, quello che intima al comandante della nave il noto «vada a bordo c....», intervistato da un'emittente toscana annuncia: «Ho avuto notizia dal comandante Faraone che lascio il servizio operazioni e vengo destinato ad un ufficio di carattere amministrativo. Sono abbastanza amareggiato, perché da dieci anni la mia ragione professionale è l'operativa». Quindi, De Falco spostato dal settore operativo della capitaneria di Livorno al classico ufficio da scartoffie. Il comandante non ci sta e rivela di non escludere un collegamento tra i fatti accaduti la notte del naufragio (13-14 gennaio 2012) e la decisione di rimuoverlo dal suo posto. La delusione porta il militare a dire perfino: «In questo momento difficile sto valutando tutto, anche di abbandonare le stellette». Il primo a chiedere conto di questa decisione è il deputato del Pd, Federico Gelli: «Questa rimozione, per la quale il comandante si sarebbe detto amareggiato, merita gli opportuni chiarimenti pubblici, anche per fugare eventuali sospetti che la possano collegare allo svolgimento del processo di Grosseto» dice Gelli chiedendo al ministero dei Trasporti di «chiarire la vicenda». La protesta è bipartisan: Gelli presenta un'interrogazione parlamentare, così anche il senatore di Ncd, Bruno Mancuso. Per Fratelli d'Italia il trasferimento di De Falco «è inaccettabile», «vergognoso» lo definisce la Lega, e la Meloni twitta «io sto con De Falco». Dalla sua parte anche il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio che sconcertato dice: «Questo è un paese che non si aggiusterà mai». «Le interrogazioni parlamentari che mi sostengono sono per me inaspettate ma vanno nella giusta direzione di fare chiarezza su questa vicenda» sottolinea il militare. E aggiunge: «Quello che mi è capitato è l'ultimo tassello di un percorso che parte da lontano e che riguarda tutta la sezione operativa che dopo la notte della Concordia è stata tenuta ai margini di qualunque ricorrenza o celebrazione». De Falco non lo dice esplicitamente perché «nella mia posizione non servono deduzioni ma fatti», ma il riferimento potrebbe essere alle sue assenze in celebrazioni pubbliche come la consegna della medaglia d'oro al Giglio o alle manovre di rimozione del relitto. Ma per il Comando generale delle capitanerie di porto, il «cambio di incarico» di De Falco rientra nelle «ordinarie dinamiche di impiego degli ufficiali». Insomma, si tratterebbe di un normale avvicendamento. Dicono.