Fanghi, Mortara fa causa al Cipal

MORTARA Nuova grana per il Cipal. Il consorzio per lo sviluppo industriale dell'alta Lomellina deve affrontare una diatriba legale con il Comune di Mortara. La giunta Facchinotti, come annunciato anche nell'ultimo consiglio comunale, sta agendo per vie legali per contrastare la nascita di un impianto di trattamento fanghi nell'area di proprietà del Cipal alle porte della città, verso Castello d'Agogna. I bergamaschi della Ecotrass hanno presentato il progetto, ma il Comune si è opposto inserendo una clausola nel piano di governo del territorio. Il progetto però va avanti. «Noi dobbiamo vendere terreni – spiega il numero uno del Cipal Giuseppe Colli, sindaco di Cilavegna – ed è quello che abbiamo fatto. Delle autorizzazioni se ne occupano altri enti». Ma la causa che i mortaresi stanno muovendo non è legato direttamente all'impianto dei fanghi, contro il quale si è schierato il consiglio comunale all'unisono ed anche diversi sindaci dei 24 Comuni del Cipal, anche se il fine ultimo è comunque quello di mettere i bastoni tra le ruote al nuovo impianto. In buona sostanza il Comune di Mortara, fondatore del Cipal nel 1967 ma non più socio dal 2011, vuole chiedere delle aree che ritiene di propria spettanza nella zona Cipal dove negli anni si sono sviluppate alcune aziende, tra cui il polo logistico. «Ha tutto in mano l'ufficio tecnico e un legale – spiega il sindaco di Mortara Marco Facchinotti – Vogliamo ciò che ci spetta». Si tratta delle cosidette "aree standard", porzioni di terreno dove sorgono aiuole, marciapiedi ed altre opere pubbliche, che chi costruisce è obbligato a cedere al Comune. Secondo i conti dei mortaresi ne mancano diverse da parte del Cipal, forse abbastanza da non lasciare più spazio all'impianto fanghi. «Di cause in corso però noi non sappiamo nulla – ribatte Colli –. Abbiamo fatto dei sopralluoghi con l'ufficio tecnico di Mortara in estate per definire alcuni piccoli accorgimenti nelle rotonde e nelle aiuole. Siamo a posto». Sandro Barberis