Legge di stabilità, verso nuovo taglio Irap

ROMA L'Italia rischia di rinviare ancora il raggiungimento del pareggio di bilancio. L'obiettivo fissato dal fiscal compact al 2015 - e già previsto da Roma non prima del 2016 - potrebbe infatti slittare ulteriormente, di un altro anno, al 2017. I parametri europei dovrebbero invece essere rispettati per quanto riguarda il deficit, rigorosamente sotto la soglia del 3% (al 2,8%), nonostante un calo del Pil che quest'anno potrebbe ondeggiare tra -0,2% e -0,3%. Sarebbero queste, secondo le ultime indiscrezioni, le nuove linee contenute nella Nota di aggiornamento del Def. Al documento, atteso per il primo ottobre o forse con un giorno di anticipo al cdm previsto per il 30 settembre, il governo sta ancora lavorando in queste ore. Ma prima della messa a punto definitiva, con ogni probabilità è anche delle nuove previsioni macroeconomiche e dell'andamento della finanza pubblica italiana che il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha discusso in un viaggio lampo a Bruxelles con i nuovi rappresentanti della Commissione Ue, a partire da Jean Claude Juncker. Avendo ormai del tutto mancato l'obiettivo della crescita quest'anno, il governo punta infatti ora a mettere a punto per il 2015 una legge di stabilità davvero espansiva, volta a rilanciare l'economia e quindi l'occupazione, da far viaggiare in questo senso parallelamente al jobs act. Ma per farlo l'Italia ha bisogno di margini di manovra anche in Europa. In pratica della cosiddetta flessibilità, consentita in teoria dai trattati, ma che Roma vorrebbe ora ottenere concretamente, in termini di risorse e di miliardi liberati a favore degli investimenti e del taglio del cuneo fiscale. Ridurre il costo del lavoro è infatti uno dei punti di partenza su cui si sta ragionando. Dopo il bonus Irpef già concesso ai lavoratori dipendenti, è alle imprese che si guarda oggi per tentare di rilanciare la crescita. Quel che si starebbe perfezionando è dunque un nuovo, deciso, intervento sull'Irap che, per ora, sembra più probabile rispetto a un allargamento della platea degli 80 euro a favore delle famiglie numerose. «Lavoriamo alacremente», ha detto il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi. Due le ipotesi allo studio: un taglio diretto di un altro 10% (ma potrebbe trattarsi di una percentuale superiore), o la deducibilità dall'imposta del costo del lavoro, sul modello Ires.