Legge elettorale, Boschi blinda il testo
di Gabriella Cerami wROMA Il ministro Boschi annuncia modifiche «marginali» alla legge elettorale - rispetto al testo approvato alla Camera - e il via libera alla riforma in tempi brevi. Ma la strada è in salita e ieri, a Palazzo Madama, si è registrato un nuovo rinvio con i Dem che chiedono «un'intesa seria» con Forza Italia prima di iniziare ad esaminare il testo. Tra l'altro le modifiche di cui parla la titolare del dicastero per le Riforme sembrano tutt'altro che marginali. Si tratta delle soglie di sbarramento e delle modalità di scelta dei candidati. Nell'ultimo faccia a faccia tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, quando i due hanno fatto un "tagliando" al Patto del Nazareno, il leader di Forza Italia avrebbe confermato la volontà di rivedere le soglie di sbarramento (dal 4,5 al 4% quella minima per i partiti coalizzati e dal 37 al 40% per accedere al premio di maggioranza) ma avrebbe opposto un secco no alle preferenze. Al massimo - ragiona con i suoi - Forza Italia potrebbe cedere se il primo e il secondo posto in lista rimanessero bloccati. Sulle altre due soglie, quella dell'8%, se un partito corre da solo, e quella del 12% per le coalizioni, le distanze rimangono intatte. Fatto sta che Berlusconi non mostra grande entusiasmo davanti all'ipotesi di modificare il testo licenziato dalla Camera. E i dubbi, sulla riuscita della riforma, sono talmente tanti che il ministro Boschi garantisce che «lavorerà per cercare un'intesa tra i partiti e per evitare uno scontro istituzionale». Messaggio rivolto anche al Movimento 5 Stelle che aveva avanzato dubbi di costituzionalità. In questo contesto, non è un caso se la riunione dell'ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato, che ieri doveva fissare sul calendario l'inizio dell'esame dell'Italicum, non c'è stata e se l'incontro è slittato di una settimana. La presidente Anna Finocchiaro ha parlato di «situazione non ancora matura». «C'è un certo "disordine" - ha ammesso - mentre le cose vanno fatte con buonsenso» e il rinvio «non è la fine del mondo, la riforma la dobbiamo fare». E infatti nel disordine attorno all'Italicum è piombato anche il braccio di ferro tra Fi e Ncd su chi debba fare il relatore in quota centrodestra. Al momento i due relatori sono Donato Bruno per Fi e Doris Lo Moro per il Pd, ma ora si è arrivati ad un'impasse. Prima di tutto, Bruno è ufficialmente in corsa per diventare giudice costituzionale e sino a quando non si capirà quale sarà il suo destino, molti in commissione non vorrebbero confermargli il ruolo di relatore. Dall'altra parte Ncd rivendicherebbe per sè questo ruolo che vorrebbe venisse assegnato all'ex ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello. In questo contesto ieri i senatori Pd si sono riuniti per fare il punto. Tra i Dem di Palazzo Madama circolano tante perplessità. Vorrebbero che, prima di rimettere sui binari un provvedimento dell'importanza dell'Italicum, si raggiungesse con Fi un'intesa «seria»sui contenuti della riforma per evitare continui «tira e molla». Boschi chiede di fare in fretta e ne fa una questione di «credibilità» del Parlamento, «non certo di voto anticipato». E mentre si aspetta il ritorno del premier Matteo Renzi dagli Stati Uniti, la tentazione di Berlusconi di andare al voto con il "Consultellum", dunque con un sistema proporzionale, sale sempre più. ©RIPRODUZIONE RISERVATA