Mille studenti in piazza per i pullman
di Anna Ghezzi wPAVIA Settimana corta e pullman dimezzati quasi mille studenti delle superiori sono scesi in piazza con pochi slogan, niente striscioni, cori da stadio e parecchia rabbia. Si sono dati appuntamento alle 8 per dirigersi davanti alla sede dell'amministrazione provinciale. Bordoni, Cairoli, Cossa, Copernico, Pollini, Cardano, Volta, qualcuno di Foscolo e Taramelli: c'è chi fa la settimana corta e chi no, i disagi sono per tutti. Hanno raccolto 920 firme e volevano incontrare il presidente della provincia Daniele Bosone per dirgli tutta la loro rabbia per aver trasformato l'inizio dell'anno scolastico in un inferno: lezioni fino a tardi, caccia al posto sul bus e orari scomodi per tornare a casa. Si sono dovuti accontentare: ieri hanno incontrato gli assessori Franco Osculati e Michele Bozzano, lunedì due rappresentanti per ogni istituto incontreranno il presidente e l'assessore ai trasporti e mobilità Paolo Gramigna. «Ai ragazzi saranno illustrate le soluzioni che, in accordo con le aziende, saranno adottate per risolvere i disagi», spiega con una nota l'amministrazione provinciale nella tarda mattinata.Gli organizzatori hanno chiesto ai rappresentanti di raccogliere le segnalazioni. Tre ore di presidio senza bandiere, solo qualche cartellone («Meglio un giorno da leone che 100 da Bosone») e "vaffa" ai politici gridati al megafono dalla statua dell'Italia. I 22 del servizio sicurezza cercano di evitare che si occupi Strada Nuova intralciando auto e bus. Gli organizzatori (Giuseppe Montrone, rappresentante del Clerici, Luca Abbiati e Giuseppe Piragno rappresentanti del Cardano e Luca Dacorsi, studente dell'Itis) parlamentano per ottenere l'incontro, ma il presidente della Provincia Daniele Bosone non c'è, è al lavoro al Mondino. «Usciamo da scuola alle 13.10 – dice Montrone – la navetta che ci porta al pullman arriva alle 13.25, peccato che i mezzi partano alle 13.30. Dobbiamo essere ascoltati e aiutati, studiare in queste condizioni non è possibile. Chiediamo più mezzi ad orari consoni in tutte le tratte. Non è assurdo che una mia amica di Torre D'Arese, di sabato mattina, ha il primo pullman alle 8.30?». «Arriviamo di lunedì a scuola e si congela – dichiarano alcune studentesse del Pollini di Mortara arrivate in treno –. Non abbiamo i mezzi per tornare a casa e spesso ci troviamo costretti a chiamare i genitori». «Non è possibile aspettare un'ora per prendere il pullman, arrivo a casa tardi e devo fare ancora tutto», spiega una studentessa del Bordoni. «Se i prof la accetteranno la settimana corta – polemizza una studentessa del Copernico – sarà impossibile essere alla pari con tutte le materie. Quando finiamo alle 14, noi di Vidigulfo, abbiamo il pullman alle 16.30. E un mio compagno di classe al mattino viene a scuola in pullman e per tornare al pomeriggio ha a disposizione solo il treno». «Finiamo lezione alle 13.45 – spiega Carola – arriviamo a casa anche alle 15.30». «Io coi pomeriggi arrivo a casa alle 17.45 – dice Matteo – e non riesco ad andare nemmeno agli allenamenti di calcio». «Finendo alle 13.30 – spiega Linda, di Badile – dobbiamo sempre aspettare il pullman dopo, che ci fa arrivare intorno alle 14.45. È sempre pieno: se va bene stai in piedi, se no aspetti il pullman dopo». «Io ho ancora la settimana lunga – racconta infatti Elena, che viene da Vidigulfo – ma da casa mia non ci sono più pullman al sabato, quindi non so come andare a scuola». «Ci sentiamo dire che la settimana corta in Europa è la normalità. Qui però è tutto diverso – si sfoga Chiara, studentessa del Copernico che vive a Pavia – in altri Paesi hanno anche molti più laboratori di noi e, una volta tornati a casa, la loro giornata scolastica è finita». (hanno collaborato e.p. e se.pi.)