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(segue dalla prima pagina) Entrambi i fronti sono prigionieri della fretta, perché i politici hanno deciso di non concedere più tempo, dopo averne sprecato troppo. Ormai siamo al prendere o lasciare, con sette anni di lavori davanti, come se il progetto della Vigevano-Magenta fosse il menù fisso dell'unico ristorante sulla piazza: o ti accontenti di quel che vedi, oppure aspetti altri anni per mangiare, perché per cambiare il progetto bisogna ripartire da capo. Il cuoco è la Regione, che durante il governo Monti non si è accorta che Roma aveva tolto parte del finanziamento da 400 milioni di euro, perché i lavori non erano ancora partiti. Responsabilità le hanno anche i politici locali e i parlamentari pavesi dell'epoca, che solo dopo un anno si sono accorti che i soldi per l'opera erano stati dimezzati. In pratica ora restano solo i 212 milioni di euro dell'Anas. L'assessore regionale Massimo Garavaglia l'altra sera ha spiegato che, dovendo scegliere, la Regione ha rinunciato alla bretella Albairate-Tangenziale Ovest, perché i sindaci dei Comuni interessati erano contrari. Non restava che la Vigevano-Magenta, perché qui le resistenze erano minori, o almeno così sembrava. In realtà, il sindaco di Abbiategrasso è favorevole, ma da Albairate in poi è un ginepraio, perché anche quei sindaci non contrari a priori, vogliono comunque un tracciato diverso da quello proposto. L'esempio più limpido è quello di Robecchetto sul Naviglio, che vorrebbe non vedere più entrare le auto in centro, ma che è contraria a una colata d'asfalto in pieno Parco del Ticino. La soluzione? Secondo i milanesi, un tracciato diverso, meno devastante per l'agricoltura. In tutto questo i pendolari vigevanesi una domanda se la fanno: «Non si potrebbe fare solo la tangenziale di Abbiategrasso? Giusto i chilometri che servono per evitare i tre semafori e le due rotonde di Abbiategrasso, con magari una rotonda al posto del semaforo di Ozzero, e poi ricollegarsi al rettilineo del naviglio ad Albairate». Una soluzione di basso profilo, un pareggio nella sfida tra favorevoli e contrari, ma funzionale alle esigenze degli agricoltori e di chi ogni mattina resta in coda tra il ponte sul Ticino e Albairate. Ma non si può fare, perché se la scelta è tra tutto o niente, il pareggio non è ammesso. (cla.mal.)