«Lapidi ben tenute, tra i nomi c'è un eroe»
di Fabrizio Guerrini wBARBIANELLO Due lapidi salvate dall'incuria e la storia di un eroico sergente in Oltrepo Pavese. «La Grande Guerra, i monumenti raccontano»: l'iniziativa della «Provincia Pavese», lanciata a lettori e scuole, ha trovato subito la prima segnalazione. Il viaggio nella memoria, fatto attraverso i monumenti che ricordano chi perse la vita sul Piave e sul Carso, parte da Barbianello. Dal piccolo centro oltrepadano arriva la prima testimonianza. E' quella di Claudio Pastore, presidente dell'Associazione Autieri, che assieme alle altre realtà combattentische e al Comune, tutela il patrimonio storico. A Barbianello sono diverse le testimonianze a ricordo del Primo conflitto mondiale. Una lasciata subito dopo la fine di quel sanguinoso conflitto. «La lapide principale è stata inaugurata il 7 settembre 1919, opera dell'artista Capra, - spiega il presidente degli Autieri - originariamente era posizionata sulla facciata del palazzo municipale, a seguito dei lavori di ristrutturazione del 2003, è stata spostata, assieme alla lapide della Seconda guerra mondiale, nella piazza Enrico Pizzi. Sulla lapide sono indicati 14 caduti del primo conflitto mondiale». Nel 2008, in occasione dei 90 anni dalla fine della Grande guerra, è stata fatta una solenne cerimonia, cui era presente anche il delegato regionale dell'Associazione Granatieri. «Un'altra testimonianza è viale delle Rimembranze, dove c'è una lapide inaugurata nel 1922. – continua Pastore - Barbianello è uno dei nostriComuni dove, per volontà dell'amministrazione comunale, viene dato ampio risalto alla festa del 4 Novembre. Le manifestazioni sono organizzate assieme alle varie associazioni combattentistiche, Reduci di prigionia, Alpini ed Autieri». Le lapidi sono tenute in ordinedall'amministrazione comunale e dai volontari. Sulla lapide del 1919 c'è il nome del Sergente Mauro Ferlini, Primo regimento granatieri, che morì nel 1916 a San Grado di Merna (oggi Miren, città della Slovenia al confine con il territorio italiano), teatro di sanguinosi scontri tra l'esercito italiano e quello austro-ungarico. Al sacrificio di Ferlini è dedicata una via di Barbianello. Gian Pietro Zucchella, ex impresario edile, è un parente del sergente e si preoccupa da sempre che i nomi su quella lapide non si sbiadiscono. In gioco c'è una memoria personale e collettiva. «Conservo ancora una foto di mio zio materno, un ricordo caro e prezioso – spiega Gian Pietro Zucchella – Mi hanno detto che era morto durante un combattimento al confine con l'attuale Slovenia, durante una sanguinosa battaglia. Era stato insignito nel 1927 della medaglia d'argento al valor militare per il suo coraggio». L'eroe di Barbianello, due lapidi: altri momumenti pavesi attendono, adesso di essere raccontati. (ha collaborato Franco Scabrosetti)