Certosa, si parte con i lavori alla recinzione Contrafforti in ferro per salvare il muro
Si sgretolano i mattoni quattrocenteschi del muro di cinta del monumento della Certosa. A causa della dilatazione termica e delle infiltrazioni d'acqua che ne stanno provocando una lenta e progressiva corrosione. Fenomeni secolari a cui si aggiungono l'inquinamento e le vibrazioni dei tanti camion che passano proprio accanto alla recinzione fatta erigere da Gian Galeazzo. Un processo che l'ingegnere Maurizio Clarizia del Provveditorato interregionale delle pubbliche definisce «di degrado naturale» e che si cerca di arrestare con il delicato intervento di ripristino che partirà nei prossimi giorni. Ieri c'è stata la consegna dei lavori all'impresa di Sverzellati. Lavori che interesseranno una porzione di muro di un chilometro e mezzo, 500 metri in continuo, oltre al maestoso portale e ad altri punti dove sono state riscontrate fessurazioni preoccupanti. Si tratta di un progetto congiunto tra Provveditorato e Soprintendenza ai Beni architettonici. Il ripristino durerà cinque mesi e costerà 555mila euro, denaro del Ministero e di Arcus spa, costola del Ministero dei Beni culturali che supporta interventi di interesse storico e artistico. Poi, con quanto risparmiato dai ribassi d'asta, circa 50mila euro, si provvederà, alla pulizia della parte di cinta muraria che si affaccia verso la Galbani. Ma è il lato est, quello dove si era verificato il crollo del 2008 e su cui si stanno concentrando gli interventi, ad essere più compromesso. I tecnici mostrano l'inclinazione del muro che ha raggiunto i 40 centimetri. «Di fatto il muro sta perdendo il suo baricentro, manca di stabilità, con il rischio di altri cedimenti – spiega Clarizia –. Per questo realizzeremo nella parte esterna e interna, contrafforti in ferro, rivestiti con mattoni recuperati dalle fondazioni. Il problema nasce perché il muro, nei secoli, è stato più volte rimaneggiato, mentre il corrente inferiore, cioè la parte più bassa, è rimasta la più antica e quindi quella più degradata». Per Armando e Roberto Calisti, che si sono occupati del primo intervento di ripristino, «ad accelerare il processo di degrado è anche la vicinanza con la provinciale. La sede stradale è più alta di circa 50 centimetri e non c'era alcun drenaggio». (st.pr.)