Lo minacciò con il fucile, 16 mesi

PIEVE PORTO MORONE Era finita a processo con l'accusa di avere minacciato il patrigno di 88 anni con un fucile da caccia. Ieri mattina Mariella Moro, 63 anni, di Pieve Porto Morone, ha patteggiato davanti al giudice Luisella Perulli un anno e 4 mesi (con la sospensione condizionale della pena). La donna, che è difesa dall'avvocato Fabrizio Gnocchi di Pavia, doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di arma. Accuse che erano state messe nero su bianco, subito dopo la vicenda, dal sostituto procuratore Roberto Valli, ieri presente in udienza. I fatti risalgono al mese di settembre dello scorso anno. In base a quanto è stato ricostruito, i rapporti tra la donna e il patrigno erano tesi da tempo e c'erano già stati diversi litigi, ma quel giorno, nell'abitazione di Pieve, la situazione era degenerata. Al culmine della discussione, secondo l'accusa, la donna aveva afferrato il fucile da caccia del pensionato e glielo aveva puntato contro, minacciandolo. Qualcuno però si era accorto di quello che stava accadendo all'interno della casa, peché aveva sentito urlare, e aveva chiamato i carabinieri di Chignolo Po. Il fucile era stato subito sequestrato, quindi i militari avevano cercato di ricostruire l'accaduto raccogliendo sia la versione della donna che del pensionato. In casa era stato trovato anche un altro fucile, perfettamente funzionante. Entrambe le armi, secondo i controlli, erano risultate non denunciate. Da questa circostanza era scattata anche l'accusa di detenzione e porto abusivo di armi. Ieri mattina in tribunale la donna ha preferito chiudere la vicenda con un patteggiamento, un rito che non presuppone un riconoscimento di responsabilità. «Questa sentenza – si limita a dire l'avvocato difensore Gnocchi – è la conclusione di una vicenda triste che la mia assistita, dopo un anno, vuole solo lasciarsi alle spalle». (m. fio.)