Indagato il padre di Matteo Renzi

di Fiammetta Cupellaro wROMA Lunedì il premier Matteo Renzi aveva sferrato un attacco alla magistratura: «Chiamatela svolta di un paese civile, ma noi non permettiamo ad un avviso di garanzia di cambiare la politica industriale nazionale. L'avviso di garanzia non sia un vulnus della carriera politica». In quelle stesse ore, il padre sessantatreenne del presidente del Consiglio, Tiziano Renzi, riceveva dal pm di Genova Marco Ayroldi un avviso di garanzia. L'ipotesi di reato è di bancarotta fraudolenta. Nel mirino dei magistrati è finita l'impresa di famiglia, la Chil Post fondata da Renzi senior con sede a Rignano sull'Arno e che si occupa di distribuzione dei giornali e di campagne pubblicitarie. La stessa società che dal 1999 al 2003 è stata intestata al futuro premier e stata dichiarata fallita il 7 novembre 2013, tre anni dopo averla ceduta ad un imprenditore di Genova. Le indagini sarebbero partite dopo la relazione del curatore fallimentare inviata alla procura della Repubblica. Tutto parte da un debito lasciato dalla famiglia Renzi, mai saldato, rivendicato nell'ambito del fallimento. Ma a suscitare l'interesse del liquidatore e dei magistrati, sono passaggi sospetti di rami d'impresa e uscite di denaro non giustificate. Trasmessi gli atti alla procura di Genova, lunedì sono stati notificati a Tiziano Renzi e a due ex amministratori della società, Antonello Gabelli e Gian Franco Massone, gli avvisi di garanzia, mentre al gip la richiesta di una proroga di indagini. Chiare a questo proposito le parole del procuratore capo di Genova, Michele di Lecce: «Le indagini sono ancora in corso. Non è escluso che ci possano essere altri indagati». A casa Renzi la notizia dell'avviso di garanzia arrivato al capo-famiglia apparentemente è stata presa con la solita verve toscana. «Sono così preoccupato che non ho ancora nominato un avvocato – ha dichiarato il padre del premier – Sono indagato e dunque mi devo attenere al silenzio». Intanto, «per evitare facile strumentalizzazioni ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano». La Chil Post, la società coinvolta nelle indagini, prima si chiamava Chil e fino al 2003 era intestata a Matteo Renzi e la sorella Benedetta. Nel 2007 è arrivata a fatturare 7 milioni di euro. Nell'ottobre del 2010 la Chil ha cambiato nome in Chil Post e Tiziano Renzi ha ceduto un ramo d'azienda ad un'altra società creata sempre dalla famiglia Renzi: la Eventi6 srl che nel 2011 fattura 4 milioni di euro. Nel frattempo, la vecchia Chil Post, ormai svuotata, viene venduta ad un imprenditore genovese con cui nasce un contenzioso e nel 2013 fallisce. La faccenda rischia di scatenare polemiche perché l'azienda, oggetto dell'inchiesta, di fatto, è stata l'ultimo datore di lavoro del capo del governo. Una posizione la sua, già finita al centro di discussioni. Matteo Renzi venne infatti assunto come dirigente dalla Chil srl il 27 ottobre 2003, otto mesi prima dell'elezione alla provincia di Firenze e undici giorni prima che l'Ulivo lo candidasse. Quando il 13 giugno 2004 Renzi venne eletto presidente della Provincia, la società il cui presidente era la mamma del futuro premier, gli concede l'aspettativa. Da quel momento, la Provincia e il Comune versarono alla società di famiglia il rimborso dei suoi contributi: alla Eventi6 di Rignano all'Arno. Ancora oggi sede storica dell'azienda dei Renzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA