La Scozia alle urne per l'indipendenza

di Maria Rosa Tomasello wROMA Trecento anni dopo l'Act of Union che nel 1707 ha sancito il legame con l'Inghilterra, gli scozzesi vanno oggi al voto per decidere se rinnovare o sciogliere quel patto nel nome dell'indipendenza da Londra, a lungo sognata dal premier nazionalista Alex Salmond, leader dello Scottish national party. Dalle 8 alle 23, ora italiana, 4,3 milioni di elettori (il 97% degli aventi diritto, a partire dai 16 anni) andranno alle urne per chiudere la partita e decretare il vincitore del braccio di ferro tra Edimburgo e Londra. Alla vigilia dello storico referendum, in un clima sempre più rovente, i sondaggi indicano il fronte del "no" in leggero vantaggio sugli indipendentisti. Un rilevamento condotto per il Daily Telegraph vede gli unionisti in testa con il 52% e il fronte del "sì" al 48%, con l'esclusione degli indecisi. Stessa distanza registrata da un sondaggio Icm pubblicato sulla Scotsman e da un rilevamento Survation condotto per il Daily Mail. Secondo l'istituto di ricerca Ipsos Mori, il 49% degli scozzesi è pronto a votare per l'indipendenza, mentre il 51% è contrario alla secessione. Una distanza così ridotta tra i due fronti da lasciare aperto ogni scenario. Per Salmond è il momento di buttare il cuore oltre l'ostacolo: «Lo spazio per le parole è esaurito: facciamolo - scrive in una lettera aperta agli elettori, invitandoli a votare "sì" -. Restiamo noi, la gente che vive e lavora qui. Gli unici che votano, gli unici che contano. Il futuro della Scozia, il nostro Paese, è nelle nostre mani». Il premier invita a non avere paura delle possibili conseguenze nei rapporti con Londra, dicendosi certo che in caso di vittoria ci sarà un negoziato in un clima «cameratesco» e che i leader di Westminster non saranno più contrari alla condivisione della sterlina come moneta comune. Il primo ministro inglese David Cameron, che rischia di dover fronteggiare la ribellione dei deputati tory per la gestione della vicenda referendaria, ammette di essere preoccupato: «Chiunque sia interessato al nostro Regno Unito, e io lo sono in modo appassionato, è nervoso. Ma sono sicuro che abbiamo spiegato come la Scozia possa avere il meglio dei due mondi» afferma. E soprattutto ribadisce di non essere disposto a dimettersi in caso di secessione: «Il mio nome non è sulla scheda elettorale. Del mio futuro si deciderà nelle prossime elezioni britanniche». Ma l'incertezza fa crescere la tensione a Londra, anche a Palazzo Reale. La regina Elisabetta ha deciso di rinviare a venerdì il ballo che organizza a Balmoral, la sua residenza scozzese. Secondo il quotidiano The Guardian la decisione è stata presa per consentire ai collaboratori della sovrana, che nei giorni scorsi aveva invitato gli scozzesi a «pensare con molta attenzione al proprio futuro», di andare alle urne in tutta calma. Nel giorno cruciale per la Scozia non ci sarà nemmeno Sean Connery, il più celebre sostenitore dell'indipendenza: l'attore 84enne, ha spiegato il fratello, è un «esule fiscale» e deve centellinare i soggiorni sul suolo britannico «per ragioni di tasse». Da oltreoceano scende in campo invece l'ex presidente americano Bill Clinton, che auspica che la Scozia possa inviare al mondo «un potente messaggio di unità». I risultati definitivi attorno alle 8 di domani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA