Delitto Poggi, indagine sui movimenti di Alberto
di Anna Mangiarotti wGARLASCO Sfilano davanti al procuratore generale a Milano le persone che hanno avuto a che fare con Alberto Stasi il 13 agosto 2007, giorno del delitto, prima e dopo il ritrovamento del cadavere di Chiara. Sono ascoltati dal pg Laura Barbaini che rappresenta l'accusa nel nuovo processo d'appello contro Stasi, oggi 31enne, il fidanzato della vittima assolto già due volte ma rimandato alla sbarra dalla Cassazione. In particolare, si starebbe cercando di trovare nuovi riscontri, per verificare in primo luogo la versione data da Alberto sul ritrovamento di Chiara, a suo dire già morta. Mentre l'accusa pensa che Stasi non sia mai entrato a villa Poggi nel primo pomeriggio, trovando il corpo. Ma abbia finto di farlo, e sapesse che Chiara era morta perché l'aveva uccisa lui la mattina. Fra l'altro, secondo l'accusa e la parte civile, Alberto mente sulla telefonata fatta al 118 per chiedere i soccorsi perché la chiamata di Stasi non sarebbe iniziata (come dice Alberto) in via Pascoli, davanti a villa Poggi, ma davanti alla caserma dei carabinieri in via Dorno. Questo perché già durante la chiamata al 118 – tutte le telefonate a questo numero vengono registrate – si sente la voce di un militare in sottofondo. Premessa: è stato calcolato che per coprire in auto i 600 metri tra la caserma e villa Poggi ci vuole circa un minuto. La telefonata al 118 di Stasi che chiede aiuto per la fidanzata aggredita inizia alle 13.49 del 13 agosto, e dura 59 secondi. Al 38esimo secondo, si sente in sottofondo la voce di un carabiniere che chiama per nome ("Andrea") un collega. Quindi in quel momento Stasi era in caserma. Ma lo era anche prima, secondo il perito della parte civile che in una relazione cita un'annotazione di polizia giudiziaria del 13 agosto alle 22, quando nessuno aveva ancora sentito la registrazione della chiamata. «I carabinieri riferiscono che Stasi parlava al telefono in caserma, e diceva al suo interlocutore: "È sotto alle scale in mezzo al sangue, forse è morta"». Gli stessi concetti espressi al medico del 118 al 21esimo secondo della telefonata, che quindi i militari devono aver sentito in diretta. E poi, si deve calcolare il tempo - da 27 a 29 secondi - da quando Stasi suona il campanello a quando arriva nell'atrio della caserma. Il militare che gli ha aperto infatti è sceso dal primo piano dove era a mensa. Entro lunedì dovranno essere consegnate le nuove perizie chieste nell'ambito del processo in corso. L'8 ottobre si torna in aula.