Le promesse di Londra per salvare il Regno Unito
ROMA Il primo ministro scozzese Alex Salmond liquida l'appello come «una disperata offerta last minute del nulla», ma con una dichiarazione congiunta sulla prima pagina del quotidiano scozzese "Daily Record" i tre principali partiti britannici tentano di scongiurare sul filo di lana la secessione, impegnandosi a riconoscere maggiori poteri alla Scozia in caso di vittoria del "no" nel referendum di domani. Firmato: David Cameron, premier e leader dei conservatori, Nick Clegg, liberal-democratico, ed Ed Miliband, laburista. A due giorni dal referendum per l'indipendenza della Scozia e dopo le parole accorate di Cameron, che martedì aveva implorato gli scozzesi di «non fare a pezzi questa famiglia», i tre leader si spingono a fare altrettante promesse solenni: «vasti poteri» per il parlamento scozzese secondo «la tabella di marcia stabilita» dai tre principali partiti; la «condivisione delle risorse in maniera equa»; l'impegno «categorico» a riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale che costituisce una delle maggiori incognite in caso di indipendenza secondo parte dell'elettorato. «Questa proposta non riuscirà a dissuadere la gente della grande opportunità di affidare il futuro della Scozia alle mani della Scozia», commenta seccamente il nazionalista Salmond. Ma con il risultato che resta in bilico e i due fronti testa a testa, la caccia agli indecisi è aperta e i promotori del "sì" si preparano a 48 ore di fuoco, con la distribuzione di 2,6 milioni di volantini e l'affissione di 300mila cartelloni. A pesare sul risultato a favore del "no" potrebbe essere il rischio dell'enorme buco che si aprirebbe nei conti del servizio sanitario pubblico in caso di indipendenza, una voragine che secondo le analisi di alti dirigenti pubblici, sarebbe pari a 450 milioni di sterline (560 milioni di euro). La mancanza di fondi costringerebbe il governo di Edimburgo a forti tagli per ridurre i costi, contraddicendo la rassicurazione di «proteggere e incrementare il budget sanitario». Salmond, tuttavia, definisce le stime «assolutamente false». Ma anche le notizie in arrivo da Bruxelles non sono rassicuranti per gli indipendentisti: se Edimburgo si separasse da Londra - aveva detto nel 2012 il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso - sarebbe fuori dalla Ue e per rientrarvi dovrebbe presentare una nuova candidatura. E la Spagna, scrive il quotidiano inglese The Independent, sarebbe già pronta a porre il veto alla domanda d'ingresso degli scozzesi per contrastare le spinte secessioniste interne di Catalogna e Paesi Baschi. Ma anche una vittoria risicata dei "no" comprometterebbe il futuro del Regno Unito: ad affermarlo è uno studio della londinese Chatham House, secondo cui un'affermazione di misura degli unionisti avrebbe ripercussioni «significative riguardo a politica estera e difesa» e Londra potrebbe essere costretta a ritirare dalla Scozia il suo arsenale nucleare, rappresentanto dai sottomarini del programma Trident. Per il 30% del britannici in caso di vittoria del "sì" Cameron dovrebbe dimettersi, mentre il 48% ritiene che debba restare comunque al suo posto. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA