Mensa, ogni scuola ha le sue regole

VIGEVANO Per la mensa ogni scuola ha la propria soluzione. L'istituto comprensivo Piazza Vittorio Veneto (Don Milani, Regina Margherita, Marazzani) è il più tassativo: i genitori che, pur avendo scelto le 30 ore, hanno iscritto i figli alla mensa comunale, dovranno lasciare i ragazzi a scuola sempre. Vietato, inoltre, portarsi da casa panini o altri alimento. Niente panino anche al comprensivo di viale Libertà (De Amicis, Botto), ma chi ha scelto le 30 ore potrà portare i figli a casa in qualsiasi giorno. Il comprensivo di via Valletta Fogliano (Ricci, Vidari, Negri) ha creato delle sezioni specifiche a 30 ore alla Ricci in cui i bambini non mangiano a scuola ed altre a 40 ore. Infine al comprensivo Botto (Ramella) chi non può permettersi la mensa, può portare il pasto da casa, e chi iscrive il figlio alle 30 ore può far pranzare l'alunno a casa dopo averlo comunicato alla dirigenza. «Ci sono famiglie che hanno iscritto anni fa i figli alle 40 ore e che quindi hanno l'obbligo del tempo mensa – commenta Alberto Panzarasa, dirigente comprensivo Botto –. L'anno dopo, però, uno dei genitori può aver perso il lavoro e il reddito della famiglia è cambiato. Quando una famiglia non può più permettersi di pagare la mensa, le permettiamo di far portare al figlio il pranzo da casa». Amalia Trifogli, presidente dell'associazione "L'articolo tre vale anche per me", si dice disperata: «Ci sono decine di persone che chiamano per chiederci aiuto, ma non siamo ancora riusciti a risolvere il problema dell'anno scorso. Ci chiediamo come faranno a mangiare quei 200 bambini le cui famiglie sono morose per il Comune. A Vigevano il pasto in mensa è costoso visto che la fascia più povera paga 3,60 euro. Sono 22 pasti in media al mese, circa 80 euro. Se fosse ad un euro, potremmo aiutare il triplo dei genitori». Le mamme del comprensivo Piazza vittorio Veneto sono furiose. «A volte mia figlia chiede di tornare a casa per pranzo – dice Graziana Pennisi – ma sono costretta a dire di no». «Non sono d'accordo con quest'obbligo – aggiunge Valeria Zuppiroli – mia figlia passerà cinque giorni alla settimana chiusa in una classe. L'anno scorso avevamo fatto richiesta di una classe a 30 ore, ma non è stata accolta». «Io non mi posso permettere di pagare la mensa tutti i giorni – ammette Gaetana Di Pietro – quando non ho soldi, terrò mia figlia a casa da scuola». «Io ho 4 figli – conclude Antonietta Pagano – e in famiglia lavora solo mia marito. L'anno scorso mio figlio portava il panino. Quest'anno sono costretta a venirlo a prendere, anche se avrebbe l'obbligo di restare a scuola». (s.bo.)