Unioni civili, Renzi prende tempo

di Paolo Sacredo wCITTÀ DEL VATICANO Doveva essere tra le grandi riforme del governo, ma Renzi, per ora, ha deciso di accantonarla. A giugno il premier aveva promesso per settembre un ddl sulle unioni civili, non la possibilità di sposarsi tra persone dello stesso sesso, ma una sorta di "civil partnership" che equipari la legislazione italiana a quella del resto d'Europa. Il provvedimento però sembra scomparso dalle priorità dell'esecutivo, ora più che altro impegnato a tagliare il costo del lavoro e confermare gli 80 euro per il 2015. Renzi ha parlato delle unioni civili nel pranzo che si è svolto martedì scorso all'ambasciata presso la Santa Sede con i cardinali nominati a febbraio dal Papa. Oltre al segretario di Stato vaticano Piero Parolin, erano presenti il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, che si è sempre opposto a un riconoscimento delle coppie gay, e Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo per la Famiglia. È vero che Bergoglio ha sempre mostrato apertura per chi ha figli anche se non sposato e domenica unirà in matrimonio venti coppie molte della quali già con prole, ma non ha mai mancato di far notare che la parola "famiglia" va riferita all'unione tra un uomo e una donna. Il premier ha voluto rassicurare i vertici vaticani che «priorità nelle politiche governative sarà data alle famiglie tradizionali» e che comunque le unioni gay non saranno mai equiparate al matrimonio. Concetti che tutto sommato non dispiacciono ai vertici della Cei, preoccupati che alla fine in Parlamento prevalga la linea più favorevole alle coppie gay della sinistra del Pd, di Sel, di M5S, di una parte del Pdl, anche se tra gli stessi vescovi c'è chi è consapevole che tale tema non potrà essere eluso ancora a lungo. Di qui la necessità di prendere tempo e mettere da parte il testo che in Senato vede come relatrice la dem Monica Cirinnà, che in sostanza per gli omosessuali rimanda ai diritti degli eterosessuali sposati anche se non prevede l'adozione diretta. Un testo che, tra l'altro, preoccupa molto l'Ncd di Angelino Alfano e gli ex popolari del Pd, in perenne contatto con le gerarchie ecclesiastiche. Il governo aveva pensato di far discutere in Parlamento ai primi di settembre un ddl con un procedimento analogo a quello adottato dalla Germania, che ha votato una legge ex novo come unica fonte normativa per le unioni civili. Passo successivo: arrivare al voto di almeno una delle due Camere entro fine ottobre. Le pressioni di Ncd e cattolici Pd, l'incontro di martedì con i cardinali hanno convinto Palazzo Chigi a prendere tempo. Non è escluso che nelle prossime settimane il provvedimento sia ridiscusso tra gli alleati di governo, magari apportando solo modifiche al codice civile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA