«Io, la Violetta di Luchino Visconti vi racconto l'opera e il grande regista»

CASTEGGIO Dal debutto nel ruolo, nel 1963 al festival dei Due mondi di Spoleto, per tutti è la Violetta di Luchino Visconti. Franca Fabbri, celebre cantante lirica consacrata dalla storica interpretazione della Traviata di Verdi, domani racconterà l'incontro con il celebre regista all'auditorium della Certosa di Casteggio, in occasione della ventunesima edizione del festival Borghi & Valli, alle 21,15, con ingresso a offerta. Come si diventa la musa di un grande del cinema e del teatro? «Nel 1963 avevo firmato da due giorni un contratto con l'agenzia Erede quando mi dissero che l'organizzazione del festival di Spoleto era disperata: Luchino Visconti aveva scartato centinaia di pretendenti al ruolo di Violetta della Traviata. Presi il rapido delle 8.15 e mi recai alla villa di Visconti, in via Salaria a Roma, per un'audizione. Già in giardino vidi una fila immensa di cantanti in attesa. Quando fu il mio turno, cantai "Semiramide" e "Ugonotti"; Visconti mi congedò semplicemente dicendo "Grazie, può andare". Ero delusa, pensavo di essere stata scartata come tante altre e presi subito un treno per tornare a Milano. Arrivata alla stazione già mi attendeva un telegramma: "Luchino Visconti non vuole altre che Franca Fabbri"». Ricorda l'emozione del debutto? «Dopo essere stata scelta ebbi appena il tempo di fare la valigia e tornare a Roma per un mese di prove. Visconti era un esteta, cercava l'autenticità dei dettagli per mettere in scena una Traviata moderna ma comunque tradizionale. Andò addirittura di persona a Parigi per selezionare le stoffe per i costumi e _ricordo_ durante la prova generale si infuriò perché la direzione del teatro, per risparmiare, aveva acquistato un comune spumante al posto dello champagne francese esplicitamente richiesto. La sera della prima fu un'emozione incredibile, in platea sedeva tutta la società dell'epoca: De Chirico, Mastroianni, Claudia Cardinale…». Che uomo era Visconti? Cosa pretendeva da un'attrice? «Era un uomo severo, con uno sguardo fin burbero; era un nobile, discendente di una casata storica, ma era contemporaneamente un uomo buono, premuroso, stava vicino a noi attrici e cercava in noi l'anima. La sua regia era molto cinematografica, concentrata sui particolari, i movimenti, i passaggi sul palco. Nella lirica l'azione deve essere ingigantita per essere percepita dal pubblico senza l'ausilio del grande schermo. Lavorare con Visconti è stato per me come andare all'Università: Violetta, al di là del bel canto, è un ruolo impegnativo, da capire e impersonare sentendolo proprio, altrimenti crolla tutto». Franca Fabbri è stata Violetta per più di duecento repliche, in teatri di tutto il mondo. Altri ricordi cari? «Una Traviata molto emozionante e diversa da quella di Visconti fu quella che portai in scena a Bruxelles e Parigi con Bèjart: vedeva Violetta come una scultrice che scolpiva da sola il proprio amore». Violetta è il ruolo principale della sua carriera, ma non l'unico. «Ho cantato altre opere, classici come il "Così fan tutte" e opere moderne come "Al gran sole carico d'amore" di Nono. Dopo aver smesso con l'opera, dopo una pausa nella mia carriera, mi sono dedicata tra le prime in Italia al repertorio liederistico; fondamentale per me è il repertorio di Strauss di cui anche a Casteggio eseguirò un melologo». Riccardo Catenacci