"Medgòn" e guaritori, un viaggio nella medicina popolare del territorio
di Lieto Sartori wPAVIA Il libro "Int u segno" con allegato il Dvd "Vedere i segni" è un viaggio alla scoperta dei guaritori popolari e delle pratiche magiche delle Quattro province (Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova). Scritto da Aurelio Citelli, Giuliano Grasso, Alberto Rovelli e Marco Savini, frutto di una ricerca avviata in tutto l'Oltrepo Pavese dall'Associazione culturale Barabàn, che ne è anche la casa editrice, il volume, oltre a ricostruire il panorama dei guaritori ancora in attività e di medgòn attive in passato, compie una ricognizione delle patologie curate e delle terapie adottate, documentando anche visivamente – nei 10 video contenuti nel Dvd "Vedere i segni" - gesti e formule magiche. L'équipe di ricerca ha percorso in lungo e in largo tutto l'Oltrepo e si è avvalsa della collaborazione di oltre 100 testimoni fra medgòn, pazienti, parenti di curatrici scomparse, guaritori di animali e operatori della salute, le cui testimonianze sono divulgate quasi integralmente. «Nell'Oltrepo Pavese ci sono una cinquantina di guaritori ancora in vita, soprattutto sulla media collina tra Zavattarello, Varzi e Romagnese ai quali ricorrono ancora giovani calciatori per storte o persone con il fuoco di Sant'Antonio – spiega Citelli –. Sono "presidi sanitari popolari", riconosciuti dalla comunità, che hanno capacità curative tramandate per via orale in famiglia». La casistica dei malanni curati è abbastanza ampia: mal di testa ed emicranie varie, malattie degli occhi, fuoco di Sant'Antonio, storte e contratture. Ogni malanno ha cure particolari praticate con oggetti particolari: spine di rosa canina per le malattie degli occhi, vere nunziali per il mal di testa o il mal di gola, filo bianco di cotone per i vermi. Non solo, anche i "segni" sono specifici per ogni malanno. Il "segno" è un insieme di movimenti che il guaritore o la guaritrice pratica sul paziente e che è sempre accompagnato da una formula orale magica, che però non viene svelata. Si dice che chi svela la formula perde i poteri di guaritore. «Quando abbiamo fatto la ricerca, dal 2010 al 2012, abbiamo incontrato ancora un guaritore di animali in Valle Staffora – ricorda Citelli – in una famiglia che si tramandava questa tradizione da circa un secolo, per linea maschile perché i guaritori di animali erano tutti maschi. Invece per le persone le donne sono in maggioranza, circa il 70%». Queste pratiche hanno radici secolari. Racconta Marco Savini, che ha curato la parte storica: «Il guaritore Giorgio Monticelli di Varzi, detto Gallinetta, fu processato due volte dall'Inquisizione: dal giugno 1584 all'ottobre 1586 e dall'agosto 1588 al gennaio 1590. Il primo processo lo scagionò e fu scarcerato, del secondo non si sanno gli esiti». Ma questa medicina popolare funziona? «Abbiamo raccolto testimonianze di gente che si è detta guarita – dice Alberto Rovelli – e sicuramente c'è un effetto placebo, ma non è misurabile o attestabile scientificamente. Abbiamo sentito medici e farmacisti; diciamo che i guaritori oggi coprono le carenze della medicina ufficiale sul contatto umano di ascolto e supporto morale del paziente». Insomma, a volte conta più la voglia di guarite della cura.