Incendio all'alba, distrutto un negozio
di Fabrizio Merli w PAVIA Un incidente provocato da un corto circuito o un deliberato atto di vandalismo. Sono queste le due ipotesi sulle quali stanno facendo accertamenti i vigili del fuoco di Pavia dopo l'incendio che ha praticamente distrutto un negozio di biciclette in corso Garibaldi, nel pieno centro di Pavia. Difficile, al momento, arrivare a un'ipotesi prevalente, e lo stesso titolare dell'attività, Pierpaolo Ciancio, dice di essere in attesa delle conclusioni dell'indagine. Quel che si sa, di certo, è che l'episodio si è verificato nelle primissime ore della mattina, intorno alle 5,30. «Io me ne sono accorto – spiega il titolare del negozio che vende e ripara bicilette – perchè all'interno c'è un rilevatore di movimento collegato con un allarme. E l'allarme è scattato». Qualcuno, dunque, si è introdotto nel negozio? Al momento non è possibile ipotizzarlo perchè da un primo esame, sulla porta non compaiono degni di effrazione. Del resto, è possibile che il fuoco, una volta sviluppatosi, abbia fatto cadere qualcosa e che l'oggetto abbia innescato il rilevatore. Il lampadario, ad esempio, a causa del calore si è staccato dal soffitto ed è crollato sul pavimento. Oltre all'allarme elettronico, tuttavia, c'è stato anche quello lanciato da un testimone. «Il titolare dell'edicola qua vicino – spiega ancora Ciancio – stava passando quando ha visto le fiamme e ha telefonato ai vigili del fuoco». E la richiesta di intervento è giunta al centralino del comando di viale Campari alle 5,40. Un equipaggio ha raggiunto in pochi minuti corso Garibaldi ed è riuscito ad avere ragione delle fiamme. Nel frattempo, dalle finestre dei palazzi sopra e accanto al negozio, i residenti svegliati dalla sirena dei pompieri e dall'odore acuto di plastica bruciata si sono affacciati e qualcuno è anche sceso in strada, temendo che il fuoco potesse estendersi agli appartamenti. Ieri mattina, l'interno del negozio da ciclista rendeva l'idea del danno arrecato. I muri erano anneriti, il pavimento coperto di fuliggine, le biciclette e gli attrezzi gravemente danneggiati. «Purtroppo – ha aggiunto il titolare – oltre al danno derivante da quanto è stato distrutto o danneggiato dal fuoco, bisogna calcolare anche gli affari che, a causa di questo episodio, perderemo. Settembre, per quanto riguarda le biciclette, è tradizionalmente il mese nel quale si lavora di più. Però sarà necessario un po' di tempo per rendere il negozio di nuovo agibile». Sulla vetrina è stato esposto un catello con la scritta «Chiuso per incendio», un recapito telefonico e le scuse per il disagio. L'episodio, in ogni caso, è stato segnalato alla questura, nell'eventualità che gli accertamenti da parte dei vigili del fuoco mettessero in evidenza una matrice dolosa. Di certo, la rivendita di biciclette è dotata di un impianto elettrico per cui, in via teorica, non è mai possibile escludere l'eventualità di un incidente. A volte può accadere che un macchinario si surriscaldi improvvisamente o provochi un corto circuito. Anche se l'orario in cui si sono sviluppate le fiamme, molte ore dopo la chiusura e il termine delle attività lavorative, è abbastanza singolare. La seconda possibilità è che qualcuno abbia voluto danneggiare l'attività commerciale. Potrebbe avere fatto filtrare del liquido infiammabile sotto alla porta, anche se le immagini scattate da uno degli occupanti di un appartamento che si trova sopra al negozio non sembrano indicare l'origine del fuoco all'esterno. Fortunatamente i vigili del fuoco sono intervenuti con grande tempestività, rispetto all'istante dell'allarme, e non è stato necessario provvedere allo sgombero precauzionale delle famiglie che vivono negli alloggi adiacenti al punto d'origine dell'incendio.