FESTA DEL TICINO, oggi IL GRAN FINALE

di Lucrezia Semenza wPAVIA «Al giorno d'oggi sono più gli uomini che costruiscono muri di quelli che edificano ponti, io vorrei fare il contrario» dice Marco Lodola, nome famoso dell'arte internazionale che, neon alla mano, ha cambiato il volto al Ponte della Libertà. Il suo "Ponticino" - un'esplosione di colori, dal fucsia intenso al giallo al blu - sarà inaugurato questa sera verso le 22, momento conclusivo di un giorno di per sè particolare per i pavesi perchè chiude la tradizionale Festa del Ticino. Del "ponte di Lodola" in città si parla da anni: la giunta del sindaco Capitelli ha dato il via all'operazione, quella del sindaco Cattaneo l'ha perfezionata nell'ambito delle opere di riqualificazione per Expo 2015, ora Depaoli sigla la conclusione di un' opera che entrerà a far parte a pieno titolo dello "skyline" pavese. Stasera finalmente un clic illuminerà il ponte e l'atmosfera impalpabile, fluida, leggerissima delle luci renderà come d'incanto meno anonimo quel luogo di transito e accesso alla città. «Ho anche disegnato un paio d'ali perchè il ponte colorato possa affrancarsi dalla fama di "fratello minore" del ben più nobile dirimpettaio Ponte Coperto - aggiunge l'artista lomellino - Mi sono ispirato al film "Le ali della libertà" di Frank Darabont e sono arrivato a pensare al ponte con le ali come a "non luogo" che rappresenta un'occasione di libertà e di indipendenza, una via da percorrere per andare dove si vuole». «Marco Lodola, creatore di storie che brillano, è abituato alle grandi scommesse con la public art - ricorda Chiara Argenteri, autrice di un breve saggio sul catalogo che Skira dedica al "Ponticino" - Negli anni, ha allestito la facciata dell'Ariston e del Casinò per il 58esimo Festival di Sanremo, ha creato dal nulla Rock'n'Music Planet, in piazza del Duomo a Milano, il primo museo rock d'Europa itinerante, con 25 sculture a rappresentare i miti musicali. E ha addirittura personalizzato una casa veneziana alla 54esima edizione della Biennale attraverso il progetto Cà Lodola (a cura di Vittorio Sgarbi). Senza dimenticare l'oca luminosa per il Polo Intermodale di Mortara, l'installazione "Balletto plastico" dedicata al Teatro Futurista alla 53esima Biennale di Venezia, e la personale "Lodolandia" al Castello Sforzesco di Milano, dove accanto ai lavori esposti nelle sale l'artista aveva progettato una ventina di sculture luminose di grande formato realizzate in lamiera di metallo e lastre di policarbonato e sparse per la città». Le opere disegnavano un percorso tra piazze e strade nell'intento di dialogare col capoluogo meneghino e di illuminare la città in un programma di "cosmesi urbana" dove l'arte può arrivare a tutti, entrare concretamente nel quotidiano. E' un po' lo stesso obiettivo che ha poi spinto Lodola a realizzare il "Ponticino", omaggio al fiume ma anche al ponte che sovrasta le sue acque e che acquista così una sua identità tutta particolare.